Cirinnà: ci concedono solo un diritto a metà

Probabilmente se ne occuperà Federica Sciarelli a Chi l’ha visto?: dove sono finiti i combattenti per i diritti che tanto ci hanno fatto compagnia alcuni mesi fa quando il ddl Cirinnà sulle unioni civili è stato messo al voto a Palazzo Madama? Non possono essere gli stessi che ora non stanno più nella pelle sapendo che il 9 maggio sarà votato anche dalla Camera: non possiamo pensare che tanti attivisti duri e puri si accontentino godendo di un diritto a metà.

renzi-cirinnà

«È un grande passo di civiltà. Un riconoscimento dovuto», scrive Marisa; «Grazie senatrice io ho sempre creduto in lei, è una grande politica e donna. Ha lottato e creduto in questa battaglia pur ricevendo insulti e minacce di vario genere», commenta Carlo rivolgendosi a Monica Cirinnà, la quale definisce il ddl che porta il suo nome «un primo grande passo di civiltà sociale e politica del nostro Paese come non se ne vedevano da oltre 30 anni», salvo poi rifugiarsi nella promessa: «Andremo avanti fino al pieno riconoscimento del matrimonio egualitario». Meno male che Monica c’è, verrebbe da dire se non ci si fosse presi la briga di approfondire l’argomento.
Così come sarà presentato alla Camera il ddl Cirinnà è davvero una schifezza che tra l’altro ha l’effetto — paradossale quasi — di discriminare una coppia dello stesso sesso che decide di istituzionalizzare la propria unione: creare due istituti giuridici diversi e distinti, a seconda che il sesso dei contraenti sia uguale o differenti, significa non attribuire lo stesso valore alle due unioni, significa fondare, anche implicitamente, una gerarchia fra di esse. Se poi marito e moglie devono essere fedeli, due uomini o due donne uniti civilmente non hanno questo dovere. Perché questa disparità? Evidentemente gli attivisti più radicali non si pongono queste domande oppure le ritengono di secondaria importanza. «La previsione è che la discussione in aula proceda molto speditamente e si fa sempre più concreta la cirinnapossibilità che, come già accaduto in Senato, il governo ponga il voto di fiducia», scrive Caterina Coppola su gaypost.it, involontariamente corroborando quanto affermiamo in queste righe: dove sono finiti gli attivisti «da tutto o niente» che tanto hanno combattuto per costringere il governo a «concedere» (purtroppo in Italia questo verbo è più che appropriato) dei diritti che qualunque paese occidentale dovrebbe garantire — verbo ben più adatto a una democrazia — a qualunque cittadino?
Non ci si può aspettare nulla di buono da una maggioranza parlamentare come quella che abbiamo: unire insieme il maggior partito di sinistra (almeno in teoria), le nullità centriste e gli aborti di destra significa rendere arduo trovare un programma comune. Come si può accostare Alfano a Bersani, Verdini alla Cirinnà? Al di là dei meriti o dei demeriti del singolo politico, le fazioni politiche esistono per confrontarsi e non per allearsi. Il risultato, in merito a quello di cui stiamo parlando, è quel ddl Cirinnà che ha perso l’equiparazione al matrimonio e l’adozione del figliastro (la cosiddetta stepchild adoption), quest’ultima è stata rasa al suolo dagli ultrà presunti cattolici che, facendo leva sull’ignoranza dell’uomo della strada, hanno agitato lo spettro dell’utero in affitto, paventando una pratica che non ha ancora distrutto nessuna società che l’abbia ammessa. Maternità surrogata che, lo ricordiamo, non è nemmeno citata nel testo originario del ddl Cirinnà.
«Se la legge sulle unioni civili diventerà una schifezza pronta a togliere firma e lasciare politica», prometteva la senatrice Pd a metà febbraio, prima del voto al Senato. «Schifezza» è un termine ambiguo e il confine che la separa dal capolavoro è assolutamente soggettivo, ma qui — ci sentiamo di dire — non siamo borderline, quindi cosa aspetta Monica la lottatrice a chiudere baracca e burattini? Probabilmente pretendiamo troppo da una donna che quando entra in una stanza la stanza rimane vuota: quattro mesi fa, dopo che la stepchild adoption era andata in vacca e che il governo aveva messo la fiducia, commentò vittoriosa « La partita a scacchi dei tatticismi è finita», poi si era complimentata col governo perché aveva messo «in salvo la legge». Così commentavamo (e pensavamo di peccare di cinismo): «È difficile pensare a un ddl Cirinnà più trasfigurato di questo: se, per quanto riguarda l’adozione del figliastro, si tratta solo di mettere in regola situazioni che già esistono Monica-Cirinna_1senza per questo legalizzare l’utero in affitto, l’equiparazione al matrimonio è un tema molto più importante e centrale di quanto possa sembrare: avere due istituti giuridici differenti per le coppie etero e le coppie omosessuali significa essere ancora lontani da quell’uguaglianza verso cui il ddl Cirinnà sembrava poter portare l’Italia». Lo dicevamo due mesi fa e non possiamo non ripeterlo fermamente ancora oggi.
Le unioni civili si stanno trasformando da diritto inalienabile in una democrazia a ennesima arma di distrazione di massa di questo governo: «concedere» (utilizziamo ancora questo verbo assai poco democratico) un diritto per coprire tutte le pecche di questo esecutivo che ormai sta facendo acqua da tutte le parti. Se Matteo Renzi avesse davvero a cuore i diritti dei cittadini, cosa di cui ci permettiamo (pur augurandoci di sbagliare) di dubitare, dovrebbe mettere sì la fiducia, però sul ddl Cirinnà com’era inizialmente. Dove trova i voti? Molto probabilmente i 5 Stelle così lo voterebbero, e per una volta potrebbe fare a meno di quelle briciole politiche che fungono da riempitivo nel suo governo. Può permettersi di farlo? Ovviamente no. Quindi ogni ulteriore parola è di troppo, continuiamo a godere per i mezzi diritti, almeno se ne mettiamo insieme due ne abbiamo uno intero.

 

 

Tito Borsa

Giornalista praticante. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017), studio alla Scuola di Giornalismo della Luiss a Roma. Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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