I «Virgo»: Perrino ci fa toccare l’inferno

Virgo
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Alka record label — 2016

Unknown

Esce oggi il secondo album dei «Virgo», band veneta nata nel 2012. Dopo «L’appuntamento», esordio autoprodotto contenente brani caratterizzati da tematiche di forte impatto evocativo tipiche del rock italiano, ecco il disco omonimo, un disco alquanto curioso ed estremamente interessante. L’unica certezza è Daniele Perrino, voce del gruppo, il cui timbro è qualcosa di unico nel panorama musicale italiano. Le nostre non sono esagerazioni: è difficile trovare, soprattutto nel sottobosco underground dal quale — anche avendo tutte le carte in regola per farlo — è estremamente difficile uscire, una voce piena, potente, graffiante ed evocativa come quella di Perrino, il cui merito innatismo a parte è di saperla usare perfettamente. Questa l’unica certezza, il resto è perplessità: di fronte a Vergine livrea, secondo brano di «Virgo», tanto per fare un esempio, si scorgono tutte le qualità e i limiti di questo. Fra le prime si possono annoverare l’innovatività, la forza e la comunicazione di emozioni; dei secondi fanno di certo parte i testi che, pur essendo in italiano, sono spesso incomprensibili a causa della loro enigmaticità e oscurità. Per usare un francesismo, l’album omonimo dei «Virgo» è un lavoro con i controcoglioni: ascoltata la prima traccia — Danza di corteggiamento, forse la canzone più bella del disco — proseguire fino all’ultima — Trasparenze — è quasi un automatismo. In quest’epoca sempre più esclusivamente virtuale c’è ovunque e sotto ogni forma una sorta di malizia subdolamente imposta, questo è il significato dell’album secondo la band. In collaborazione con Davvero Comunicazione, i «Virgo» hanno vinto con questo disco il premio Mei alla «Biennale Marte Live», estremamente meritato, nulla da dire.

Tito Borsa

Ho fondato La Voce che Stecca e l’ho diretta fino al 30 settembre 2017. Una laurea in Filosofia all’Università di Padova e molti progetti per il futuro.

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