Padova: Piero Angela, il fascino della scienza

La serata del 6 maggio e il Galileo Festival sono due date da tenere a mente e da segnare nella storia di Padova, e la motivazione è solamente una: la presenza di Piero Angela.
Mai si era vista tanta attesa e partecipazione per una conferenza, basti pensare alla fila chilometrica davanti all’entrata di Palazzo della Ragione, più una moltitudine in attesa di un concerto rock che non una folla giunta fin lì per ascoltare un divulgatore scientifico. Questo ci fa capire in maniera cristallina quale sia il calibro di Piero Angela, uomo di profonda sapienza e grandi conoscenze, che con i suoi programmi ha passato le generazioni, ha ispirato le vocazioni professionali di migliaia di universitari e che è stato in grado di elevare la scienza alla portata di tutti facendola conoscere al mondo intero.

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La cosa più incredibile è stato rendersi conto che il suo lavoro è stato capito negli anni, e che i suoi documentari sono entrati nel cuore delle persone: solamente queste conclusioni potrebbero spiegare l’accoglienza calorosa sfociata in una standing ovation appena il giornalista ha varcato i primi metri di palco.
Infatti come egli stesso ha spiegato nella conferenza, il suo obiettivo è sempre stato quello di avvicinare le persone alla scienza, che non è noiosa, ma che nasconde infinite e meravigliose curiosità da scoprire. «Come Don Bosco attirava i ragazzi con i trucchi di magia per poi propinargli il catechismo, così il suo scopo è attirare i giovani con i documentari per poi propinargli la scienza».
Piero Angela ha poi cercato di spiegare l’utilità della scienza, facendo notare quanto la vita di ognuno di noi sia cambiata negli anni grazie a essa. Infatti, se solo si pensa ai primi anni della rivoluzione industriale e li si confronta con oggi, si capisce come, sebbene il progresso sia stato difficile da inglobare nella quotidianità dell’uomo di allora, abituato al lavoro nei campi e a tutto un altro tipo di vita, la tecnologia di quel tempo sia riuscita a «liberare» l’uomo, migliorando i viaggi, l’aspettativa di vita ed eliminando, con il tempo, anche l’analfabetismo. Del resto, per poter notare l’influenza del progresso non serve ripensare a tempi così remoti, basta guardare a qualche generazione fa: allora l’analfabetismo era molto forte, la maggior parte delle persone studiava solamente fino alla quinta elementare, il bisogno di manodopera era molto forte e non esistevano computer o cellulari. Perciò, forse è difficile accettare questo processo di continua evoluzione tecnologica, dove l’uomo viene sempre più rimpiazzato dalle macchine, tuttavia si spera che l’innovazione riesca a migliorare sempre in meglio la nostra vita, come lo è stato finora.
Un’altra riflessione molto importante sviluppata nella conferenza è stata l’utilità della scienza come forma mentis. Secondo Piero Angela, infatti, la diffusione delle conoscenze scientifiche serve per tenere aperta la mente e riuscire a mantenere una visione completa del mondo che ci circonda, ed è proprio per questo motivo che la divulgazione è «soprattutto per le persone colte» come, per esempio, magistrati e avvocati.
L’importanza della conoscenza della scienza, in realtà, non sta tanto nello padroneggiare appieno e nei minimi particolari ogni sfaccettatura della matematica, o della fisica, ma sta nel significato più generale che queste materie racchiudono, nel piacere della scoperta del mondo che ci circonda e nel senso di ciò che esiste attorno a noi.
Secondo il famoso divulgatore scientifico il vero valore della scienza sta nel non credere nelle verità assolute e nel non avere certezze. Infatti, come Piero Angela ha raccontato ai presenti, gli scienziati che egli ha avuto l’opportunità di incontrare grazie al proprio lavoro, quando venivano interpellati sulla propria ricerca ripetevano che per ora avevano raggiunto dei risultati importanti, ma che non erano sicuri delle certezze raggiunte: la ricerca continuava. Porsi sempre nel dubbio è il segreto e la forza della scienza.
Piero Angela, per chiarire ulteriormente questo concetto alla folla di uditori che lo ascoltavano, ha citato una famosa frase di Confucio: «La scienza è sapere quello che si fa e non sapere quello che non si fa», per poi precisare ulteriormente in seguito che vi è bisogno di «scoprire sempre con il punto interrogativo per arrivare ad un punto esclamativo provvisorio».
L’importante nella vita e scoprire e continuare a riscoprire la bellezza dei segreti che l’universo ci riserva. Già solamente riflettere sul fatto che ogni supernova, ovvero un esplosione di una stella, crea molecole più complesse che potrebbero generare la vita è una cosa straordinaria. Infatti anche il più grande divulgatore scientifico al mondo, come altri scienziati di enorme spessore come Stephen Hawking, sostiene che, in un universo così grande e che noi conosciamo così poco, ovvero solamente fino al quattro percento, sia praticamente impossibile che non vi sia un’altra forma di vita oltre alla nostra.
La passione per la ricerca è un fuoco che, quando arde, è come il sale della vita, senza di esso la nostra esistenza non avrebbe sapore.

Luisa Bizzotto

Studio all'Università di Padova Ingegneria Chimica e dei Materiali. Scrivo per La Voce che Stecca dal 16 luglio 2015 e su queste pagine mi occupo di cultura, scienza, musica e sport.

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