Eia Eia Eialalà, tutti uniti per la Cirinnà

adesso crocifiggeteci. Mercoledì il ddl Cirinnà è passato anche alla Camera grazie al solito trucchetto della fiducia. Quell’aborto di legge, che non equipara le nozze fra coppie dello stesso sesso e coppie diverse, e che addirittura istituzionalizza una discriminazione creando due istituti giuridici diversi che regolamentano diritti e doveri differenti («Senza di noi sarebbero state una fotocopia del matrimonio», ha dichiarato fiero Alfano), è finalmente diventato realtà. Ecco le manifestazioni di giubilo della sua artefice, la senatrice Pd Monica Cirinnà, seguite dal coro degli attivisti duri e puri che invece si sono rivelati dei miseri che si inchinano sull’altare dell’«accontentiamoci». 

renzi-cirinnà

Meglio qualcosa che niente, ne siamo davvero sicuri? Chi si accontenta, in questo caso, gode solo a metà: ora che i diritti civili per le coppie omosessuali sono diventati legge, nessuno sentirà più l’esigenza di fare veramente qualcosa di utile, innovativo e realmente ugualitario in tal senso, non si percepirà più quella mancanza così forte e distinta che avrebbe potuto portare all’estensione del matrimonio a qualunque tipo di coppia, invece che alla creazione di queste «unioni civili», che avrebbero senso solo se le altre fossero in qualche modo «incivili».
Non sono mancate le proteste neppure per questi diritti all’acqua di rose: Massimo Bitonci, sindaco di Padova e fedelissimo di Matteo Salvini, ha già detto che non intende dare — almeno personalmente — concretezza alla legge. Ma poi, quale coppia omosessuale vorrebbe farsi «sposare» da Massimo Bitonci? Gay leghisti, e quindi omofobi, ce ne sono?
Dormiamo il sonno dei vincitori, di quelli che trionfano per una vittoria a metà, per una legge mutilata dalla cecità e dall’inconcludenza di una classe dirigente degna dell’ancien regime. Godiamo della pace dopo il temporale, dell’agognata tranquillità dopo la battaglia, purtroppo però sediamo dalla parte dei giusti senza avere in tasca niente, e senza nemmeno renderci conto di questo.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017), studio alla Scuola di Giornalismo della Luiss a Roma. Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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