Pannella e Adinolfi: parlando di coerenza

marco Pannella ci ha lasciati e insieme a lui se ne sono andate tante cose. Prima fra tutte una coerenza oltre ogni ragionevole intento, forse ingenua forse sin troppo lungimirante, che lo ha portato ad abbracciare chiunque pur di trovare una cassa di risonanza non a se stesso bensì alle proprie battaglie. Morto Pannella serviva qualcuno che facesse da contraltare a tanta coerenza, ed ecco ergersi Mario Adinolfi.

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Il fondamentalista cattolico ha deciso di nominarsi primo della classe per quanto riguarda la confusione mentale e il bieco servilismo a dei dogmi ciechi e beceri: «Le sue “conquiste” sono falsi diritti», ha scritto su Facebook il fondatore del Popolo della Famiglia, nonché candidato sindaco di Roma. Adinolfi non ricorda, o finge di dimenticare, che Pannella e i radicali — tra le tante conquiste civili che hanno caratterizzato la loro storia — hanno fortemente voluto il divorzio in Italia, diritto di cui anche Adinolfi (nonostante la sacralità del matrimonio) ha usufruito). Pannella, bisessuale dichiarato, ammirava papa Francesco, a cui aveva scritto anche delle lettere in cui gli esprimeva la comunione di intenti che caratterizzava le loro missioni; un «disturbatore della pubblica quiete», lo aveva definito Indro Montanelli, e così infatti era: inutile etichettarlo, offensivo chiamare i risultati ottenuti «falsi diritti». Se l’Italia oggi è così lo dobbiamo anche a Marco Giacinto Pannella, e questo Adinolfi dovrebbe ricordarselo, sempre che non voglia tornare a condividere il tetto con la sua prima moglie.

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Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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