L’Unità: la marchetta pro Renzi per il referendum

«Noi vogliamo entrare nel merito, sul referendum. Discutere di contenuti. Noi abbiamo tutto l’interesse a parlare del merito del quesito referendario», così si approccia Matteo Renzi in prima pagina sull’Unità di ieri. «Personalizzare lo scontro non è il nostro obiettivo, ma quello del fronte del NO che, comprensibilmente, sui contenuti si trova un po’ a disagio: ma davvero vogliono mantenere tutte queste poltrone?».

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Qualcuno omaggi il premier di una copia del Devoto-Oli: non sta forse lui personalizzando il referendum sulla riforma costituzionale, affermando che se vince il «No» abbandonerà la politica, prevedendo che in caso di esito sfavorevole regnerà il caos?
L’Unità prosegue nel suo «Speciale referendum» con una raccolta di citazioni in cui vengono affiancati personaggi come Giorgio Napolitano, Anna Finocchiaro, Enrico Letta e Luciano Violante a individui dal ben maggiore spessore morale e politico come Enrico Berlinguer, Piero Calamandrei, Pietro Ingrao e Giuseppe Dossetti.
Fiore all’occhiello di questo inserto è l’intervento chiarificatore a cura di Carlo Fusaro, «Tutto quello che c’è da sapere sulla riforma costituzionale». L’autore del pezzo è docente di Diritto elettorale e parlamentare all’università di Firenze, deputato del Pri dal 1983 al 1984 e consigliere della provincia di Firenze sempre col Partito Repubblicano dal 1990 al 1993. Le malelingue potrebbero notare una vicinanza geografica e politica con il presidente del consiglio, ma ovviamente queste sono congetture tipiche dei gufi. Il giurista si pone delle domande e si dà anche delle risposte: «È una riforma utile? Si trova nella riforma quello che si voleva ci fosse: riforma del bicameralismo, rapporto fiduciario con la sola Camera, Senato delle autonomie (anche se non si chiama — ancora — così), semplificazione istituzionale, Ministro-Boschi1-990x660qualche risparmio di costi, un tentativo di correggere il titolo V del 2001 riducendo la conflittualità Stato-Regioni. (…) Insomma, è una riforma non solo utile ma necessaria». Poco più avanti la domanda che Fusaro si pone è «Chi si oppone a questa riforma?» e la risposta è analoga a quella che darebbe Renzi, se interrogato a questo proposito: «In parte sono oppositori dell’ultima ora, in parte sono storici avversari di qualsiasi tentativo di cambiare la Costituzione, tanto più se in direzione di un più efficace funzionamento della forma di governo e del rafforzamento del circuito corpo elettorale-Parlamento-Governo». Nelle «Dieci ragioni per votare Sì al referendum» si parla di un «fronte del “no (a tutto)”», e anche questo ricorda molto il lessico renziano, ci si riferisce alla «fine di una lunghissima stagione di inconcludenza riformatrice che dura da oltre vent’anni» e di uno «strumento per il rafforzamento della democrazia e il rilancio della politica».
Qualcuno abbia ancora il coraggio di dire che l’Unità è un quotidiano indipendente: la prova che tale prospettiva è pura fantascienza si trova nella quarta pagina di questo speciale: nella locandina «Basta un sì» figurano i senatori e i deputati Pd, il Partito Democratico e, guarda un po’, «unita.tv».
Ci perdonino Renzi e tutti i grandi giuristi che siedono al suo fianco: evidentemente nessuno di noi si era accorto che per tutti questi anni la più grande ambizione degli italiani fosse solo la riforma costituzionale. È banale che il premier decida di metterci la faccia promettendo di andarsene in caso di sconfitta (sempre che poi non si rimangi anche questo): voluto in modo quasi ossessivo dal governo, il ddl Boschi è — escluso il Jobs Act che è troppo complicato da spiegare al cittadino comune — il vero manifesto di questo esecutivo. Vedete, noi abbiamo diminuito i parlamentari, noi non siamo con la casta! Questo è lo slogan che si porta appresso la riforma costituzionale, e questo è pure lo slogan che non dovrebbe appartenerle: la Costituzione è di tutti, deve fornire le regole in cui si gioca la politica, non deve essere a uso e consumo del governo. I premier vanno e vengono, la Carta rimane.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017), studio alla Scuola di Giornalismo della Luiss a Roma. Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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