Esistono anche i migranti ambientali. Chi sono?

In tutto il mondo, 60 milioni di persone sono in fuga. La maggioranza proviene da nazioni che fanno parte del Sud del mondo, e secondo una delle agenzie delle Nazioni Unite un terzo proviene dall’Africa.

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Le guerre, i conflitti armati, le violazioni dei diritti umani, l’instabilità politica, la discriminazione, la povertà, nonché le conseguenze dei cambiamenti climatici e le catastrofi naturali, spesso sono tra le cause di questo esodo. E ancora una volta si parla di accoglienza, ma questa volta il focus riguarda l’accoglienza nei confronti di chi scappa dalla violenza dei disastri ambientali, dalla forza di una natura «arrabbiata» che si riversa su popolazioni apparentemente lontane da noi. Chi sono i migranti ambientali? Si tratta di persone costrette a lasciare il proprio paese perché non sono più in grado di garantirsi i mezzi sicuri per la sussistenza nel luogo in cui vivono a causa di fenomeni ambientali di portata anomala dovuti ai cambiamenti climatici: siccità, desertificazione, deforestazione ma anche di inondazioni, piogge eccezionali, tifoni e tempeste. Oggi non è più possibile non riconoscere che queste persone sono vittime di eventi climatici estremi provocati dal cambiamento climatico per effetto dell’attività umana, attività che ci porta a essere re e regine del consumismo e della disattenzione verso l’ambiente, provocando conseguenze poco rilevanti nel nostro continente e facendo pagare le conseguenze a chi fa parte dei posti più in basso della classifica riguardo ai livelli di inquinamento.
Le previsioni per il futuro sono assai allarmistiche, infatti secondo gli esperti in un futuro non troppo lontano si raggiungeranno i 200/250 milioni di rifugiati ambientali, cifre esorbitanti che fanno letteralmente «svuotare» i continenti provocando disagi di generi molto diversi.
È importante che le istituzioni e i cittadini di tutto il mondo capiscano quanto fitta sia la rete di legami che intercorrono tra le comunità umane e il loro ambiente di vita e tra le comunità umane stesse.
Preconcetti e disinformazione alimentano un clima di tensione, se non di aperto razzismo, nei confronti dei migranti che arrivano nel nostro Paese alla ricerca di migliori condizioni di vita, spesso costretti a lasciare le proprie case a causa di fenomeni ambientali che, come affermato antecedentemente, trovano la causa nei nostri stili di vita. Conoscere queste cause e riconoscere la nostra responsabilità nel determinarle dovrebbe spingere tutti a sviluppareun maggior senso di accoglienza, comprensione e sostegno nei confronti dei rifugiati ambientali.
È necessario ridurre gli effetti del riscaldamento globale attraverso una graduale riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra ed è importante che gli stati e le organizzazioni internazionali agiscano più velocemente per sviluppare piani di prevenzione, adattamento e mitigazione dei disastri naturali. Il fenomeno delle migrazioni ambientali ci riguarda molto più da vicino di quanto pensiamo ed è arrivata l’ora di prenderci le nostre responsabilità senza criticare con durezza che si muove alla ricerca di n posto migliore. È importante trasmettere il messaggio che un cambiamento verso la sostenibilità è possibile, che possiamo e dobbiamo agire localmente, a partire da noi stessi e dalle nostre abitudini, per ottenere una trasformazione globale. Allora cominciamo a spegnere la luce delle stanze in cui non siamo, a usare la bicicletta e fare la raccolta differenziata, che i grandi cambiamenti nascono dai piccoli passi.

Anna Toniolo

La Voce che Stecca

Articoli non firmati o scritti da persone esterne al blog

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