Michele Serra: «Non posso essere antirenziano»

«Non abbiamo la faccia per dire no a una riforma dopo aver buttato via tutte le occasioni di questi quattro decenni», da questa citazione, che raccoglie il succo dell’intervista di Ezio Mauro a Massimo Cacciari su La Repubblica, inizia la riflessione di Michele Serra, presentata ai lettori nell’Amaca di ieri.

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«C’è una ineluttabilità, nel renzismo, che da un lato sgomenta, dall’altro chiede di compiersi per il semplice fatto che più niente di davvero significativo si è compiuto, a sinistra, dopo gli anni costituenti e quelli dell’avanzata operaia», spiega Serra, rappresentandosi come una medusa in balia dell’«ineluttabilità» delle onde: il mare non lascia spazio alla sua volontà, però prima o poi si arriverà a una spiaggia, che sarà di certo più bella dell’azzurro indeterminato e incontaminato. Il «governo di giovanotti avventurosi e forse avventuristi» viene contrapposto alla sinistra composta da “italiani senzienti e operanti fra i Sessanta e il Duemila», sinistra che non può «giudicare con la puzza sotto il naso» Renzi e i suoi.
Michele Serra si dimostra parte di quel gruppo di intellettuali, o pseudo tali, (fra cui è comprensibile annoverare anche Cacciari) che si battono per la santificazione del fare. Meglio muoversi piuttosto che stare fermi, poco importa se ci si sta dirigendo verso un burrone o verso la tana del lupo; stare fermi è da sfigati, chi non si muove è perduto; peccato che la direzione di questo andare, di questo pluriglorificato fare, sia davvero importante: rimanendo nel concreto, è diverso partire da Padova e andare in direzione Milano piuttosto che verso Roma.
13327631_1409676529059136_8993442307767667454_n«In Renzi vedo la nemesi della sinistra italiana: non esisterebbe, non si spiegherebbe, se non alla luce della verbosa e presuntuosa impotenza che lo ha preceduto e soprattutto lo ha generato», spiega prolissamente Serra, che prosegue poche righe più tardi «Dal riflusso in poi (dunque dai primi anni Ottanta) la sinistra semplicemente ha smesso di esistere se non come reazione stizzita al presente». Quindi il ddl Boschi potrebbe essere visto come la realizzazione del presente, a opera finalmente di una sinistra che guarda avanti e non più al passato. Michele Serra insomma è renziano senza esserlo, appoggia Renzi in virtù di questa mobilità che gli «impedisce di essere antirenziano pur avendo, con Renzi, quasi zero in comune».
Queste parole sono estremamente importanti perché mostrano l’enorme distacco fra cittadini e politica sorto negli ultimi decenni: il privato individuo si sente assolutamente inerme di fronte al potere della classe dirigente, quindi le rare volte in cui lorsignori decidono di fare qualcosa di concreto, bisogna osannarli perché almeno hanno fatto qualcosa. In politica non gode chi si accontenta, bensì chi vede realizzato ciò che desidera. Non sempre questo è possibile, lo riconosciamo, ma la diretta conseguenza di questo non è tifare per la squadra avversaria solo perché sta vincendo.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017), studio alla Scuola di Giornalismo della Luiss a Roma. Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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