Addio ad Albertazzi, Stradivari del teatro

«In fondo se la vita fosse eterna, sarebbe noiosa», ripeteva Giorgio Albertazzi, una delle figure più importanti del teatro italiano, che si è spento sabato scorso, in Toscana, all’età di 92 anni. Definito l’ultimo imperatore del teatro, è stato un grande sceneggiatore, traduttore di romanzi per la televisione e autore teatrale.

CINEMA: C'E' CHI DICE NO

Albertazzi nacque a Fiesole (Firenze) il 20 agosto 1923, ma la sua carriera iniziò solo nel dopo guerra: fu fascista così, per coerenza, da profondo reazionario, aderì alla Repubblica di Salò e successivamente venne condotto in carcere nei giorni antecedenti alla Liberazione. Animo inquieto quello di Albertazzi che, appena laureato in architettura, decise di buttarsi nel teatro, nel cinema e nella televisione dove debuttò con la tragedia di Shakespeare, Romeo e Giulietta. Amato e contestato, saliva sul palco in punta di piedi: il sipario si apriva e lui recitava, recitava davvero, tant’è, come lui stesso ha recentemente dichiarato, «con alcune battute mi sono sempre emozionato». Lo ricordano uno ad uno i grandi volti italiani, attori e non; Gigi Proietti lo omaggia affermando che recitare con lui era come suonare uno Stradivari: «Non bisognava di certo dirgli come affrontare le battute». 3albertazzi_gal_autore_12_col_portrait_shAnche dal Quirinale diffondono il messaggio di Mattarella: «Albertazzi ha dedicato la sua esistenza al teatro, unendo nello spettacolo tradizione e modernità». Successivamente anche il cordoglio del premier Renzi, del trio Aldo, Giovanni e Giacomo e del ministro dei beni e attività culturali, Dario Franceschini. Commossa anche la Fiorentina, la squadra calcistica dei viola che Albertazzi spalleggiava e sosteneva.  Aveva uno spirito provocatorio che si ripercuoteva anche in scena, si rivolgeva, o meglio seduceva l’intero pubblico cercando il contatto diretto, senza mezzi schemi. Era una nota nostalgica e forse anche malinconica quella lanciata da Albertazzi quando era solito parlare del proprio lavoro, delle sue interpretazioni e dei suoi personaggi divenuti storici.  Per gli amanti del teatro, era un attore versatile, innovativo, pietra miliare dello spettacolo contemporaneo italiano: una scomparsa di cui si capirà il vero significato solo alla apertura del prossimo sipario.

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