Le donne, il tallone d’Achille di Gandhi

Vi proponiamo, diviso in due parti (pubblicate tra oggi e domani), un approfondimento a cura della nostra Federica Tronci sul lato meno conosciuto di Gandhi, quello riguardante la sua concezione delle donne. La nostra collaboratrice affronta questa tematica, seppur in un discorso più ampio, nella sua tesi di laurea in Scienze Politiche, che discuterà il mese prossimo. Le foto, escluse ovviamente quelle raffiguranti Gandhi, sono state scattate da lei durante il suo viaggio in India l’anno scorso.

Mohandas K. Gandhi è stato uno dei più grandi combattenti della storia per la libertà e per i diritti civili, politici e sociali del suo popolo. L’India lo chiama il «Padre della Nazione», e il mondo lo considera come il fondatore della lotta nonviolenta. Quando si pensa all’India, una delle prime cose che vengono in mente è sicuramente la figura di quest’uomo minuto e semplice, che con le sue parole e le sue azioni positive è riuscito a combattere l’arroganza inglese e anni di dominazione e ingiustizie portate nella sua terra.

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Gandhi è presente in ogni città indiana, con le statue a lui dedicate, con i musei, con le persone che tengono viva la sua presenza ancora con orgoglio e fierezza. L’iIndipendenza indiana viene festeggiata in modo maestoso e emozionante: la nazione si tinge ogni 15 agosto di verde e arancione, i colori della patria. Ogni piccola città indiana festeggia a modo suo, dalle rive del Gange, dove le persone si immergono nella loro Madre per purificarsi e pregare durante le prime luci dell’alba, all’India Gate che si illumina dei colori brillanti della bandiera per accogliere il discorso del Primo Ministro indiano, fino agli aquiloni lanciati dai bambini in aria, simbolo di libertà e indipendenza.
La nonviolenza predicata, il non reagire alle provocazioni degli inglesi e la tolleranza religiosa sono rimaste vive nella coscienza del popolo. Il sogno di Gandhi era quello di creare una fratellanza e un’armonia tra le tante etnie e religioni presenti nel vasto territorio, perché la diversità di donne e uomini indù, musulmani, ebrei, cristiani, buddhisti e giainisti avrebbe creato una grande ricchezza culturale. L’eredità del suo pensiero rimane viva in India: il suo popolo vive in modo pacifico e vi è una tolleranza religiosa che fa invidia all’Occidente che si considera tanto più moderno e progressista. Nei miei due mesi in India, ho potuto scorgere dal tempio induista con i miei occhi che vi è un rispetto a noi forse sconosciuto per le religioni e culture diverse: potevo sedermi e osservare le tante culture e etnie al mio fianco che ammiravano i riti, i canti e la spiritualità unica e magica di quei posti, alle moschee e ai famosi minareti di Delhi, fino alla presenza del Dalai Lama nel Nord dell’India, accolto dopo il suo esilio dal Tibet a causa delle persecuzioni cinesi.

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L’elemento religioso è una delle caratteristiche più importanti per il popolo indiano e Gandhi ha contribuito a rafforzarlo, accostandolo alle questioni politiche, sociali ed economiche del paese, anche se egli ha sempre affermato la totale separazione della sfera politica da quella religiosa. Il Mahatma (Grande Anima) ha trasmesso dei messaggi fortemente pacifici: è riuscito a creare un movimento mediatico e mondiale attorno alla sua figura, portando dei precetti innovativi per la sua epoca, quali l’autodeterminazione del suo popolo, il voler credere in un mondo migliore, pacifico, unito e democratico, basandosi su letture non solo di pensatori indiani, come Tagore, ma anche seguendo le influenze di Lev Tolstoj.
La storia però ha messo in evidenza solo alcuni tratti del pensiero gandhiano: le ricerche di studiose, accademiche e attiviste indiane hanno rivelato la sua concezione nei confronti delle donne a tratti discriminatoria e sessista, a tratti inclusiva della loro presenza all’interno della società. Vorrei precisare, ai fini di una comprensione adeguata di determinate critiche fatte verso Gandhi, che la contraddizione ruotante attorno al suo pensiero è data dal contesto storico, politico e culturale che non prevedeva alcun diritto soggettivo e oggettivo nei confronti del genere femminile.
I suoi discorsi politici e la scelta della teoria etica Satyagraha (tradotta di solito come resistenza passiva e forza della non violenza, anche se il suo significato letterale è «Insistenza per la verità») sono stati fattori importanti per la partecipazione delle donne all’interno della lotta nonviolenta. Cosciente che la sfida contro l’esercito britannico potesse essere vinta anche grazie alla partecipazione di tutte le donne della nazione, Gandhi sosteneva che le il genere femminile dovesse spendere il suo tempo utilizzando il «filatoio» come forma di supporto del movimento indipendentista. Lo spazio riservato alle donne infatti era la casa. Per questo si parla della concezione gandhiana come di una «uguaglianza nella differenza». Preoccupandosi per la castità delle donne, considerava infatti il focolare domestico come uno spazio sicuro in quanto, la purezza del corpo di una donna non sarebbe stato violato. Approvando l’isolamento delle donne dalla sfera politica, i suoi discorsi relativi alla libertà e all’uguaglianza giuridica potrebbero sembrare poco chiari.

Continua…
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