Anno 2016: l’epoca delle serie Tv

Romantiche e horror, comiche e fantascientifiche, medical drama e legal drama, fantasy e soprannaturali, di serie tv ne esistono ormai di tutti i tipi, ma tutte hanno in comune almeno due cose: sono il fenomeno del momento e sanno come attirare l’attenzione e tenerla viva fino alla fine. Oggi più che mai le serie stanno conquistando tutti, grazie soprattutto alla vastissima offerta che non lascia scontenti neanche quelli con i gusti più raffinati e ricercati. Ma, anche se il fenomeno ha avuto il suo boom negli ultimi anni, la nascita e comparsa sugli schermi dei telefilm è avvenuta intorno agli anni ’60.

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Kevin Spacey è Frank Underwood in «House of Cards»

Uno dei primissimi, di produzione americana, è stato Le avventure di Rin Tin Tin del 1954, seguito poi negli anni ’80 da Magnum P.I. e Beverly Hills 90210.
Negli anni ’90 arrivano serie come X-Files e ER: Medici in prima linea, senza contare tutta la gamma di quei telefilm degli anni Duemila con cui la mia generazione è cresciuta, come Dawson’s Creek, Melrose place, Una mamma per amica, The O.C. e molte altre.
La prima vera novità, o almeno quella che ha dato il via al boom delle serie tv secondo molti esperti, è stata la comparsa di Lost: una storia avvincente e diversa da quelle proposte fino ad ora, molto più complicata e con una serie di personaggi ricercati, cosa che obbligava lo spettatore a prestare molta attenzione alle vicende, seguendo episodio per episodio, soprattutto per i continui flashback. Da Lost in poi le serie tv hanno cominciato ad essere un vero e proprio fenomeno mediatico. Le ambientazioni, i protagonisti, le età, gli argomenti, i temi, hanno iniziato a cambiare e a evolversi, dando spazio alla fantasia di autori che hanno saputo realizzare quello che il pubblico era pronto a vedere. Nascono cosi, in un vortice di creazioni, serie come Grey’s Anatomy, che ancora oggi continua ad andare in onda dopo ben 11 anni, The Vampire Diaries, True Blood e The Originals, che hanno dato 2451il via alle serie incentrate su vampiri, zombie e mondi soprannaturali proprio come The Walking Dead, che firma una vera e propria rivoluzione per quanto riguarda le caratteristiche dei personaggi. La conquista delle serie tv, poi, è stata anche quella di saper affrontare anche temi molto moderni o delicati, oppure tematiche che nessuno prima d’ora aveva reso cosi esplicite in televisione: ecco che con Sex and the City si abbatte il muro del tabù del sesso, e le donne per la prima volta ne parlano apertamente e senza riguardi proprio come gli uomini; in tempi più recenti nascono serie come Orange is the new black che, tratto da una storia vera, fa luce sulla vita carceraria di una donna in una prigione americana, affrontando stereotipi e crude realtà in un modo nuovo e intelligente; e ancora con Breaking Bad si affronta il tema della droga e delle «reazioni collaterali».
Tra le serie comiche di più successo ci sono sicuramente The Big Ben Theory e New Girl che grazie alla loro sottile ironia riescono ad affrontare stereotipi e temi moderni in chiave scherzosa e comica, per non parlare di The Modern Family che, come si intuisce dal titolo, ha conquistato tutti per la sua capacità di farci sentire parte della storia perché sa identificare esattamente le caratteristiche di una famiglia moderna, che può essere anche quella di una coppia con un’ampia differenza di età, o formata da due papà.
Citarle tutte sarebbe davvero impossibile, ma basta ricordare che l’offerta è davvero ampia e che questo è uno degli elementi che fa si che le serie tv stiano avendo un successo quasi maggiore del grande schermo. Scrivere per un pubblico pagante ha permesso infatti agli autori di affrontare molte più tematiche e di variare decisamente lo stile da una serie all’altra, dando la possibilità di accontentare tutti i gusti. «Un’offerta cosi ampia — spiega il sito BusinessPeople — fa sì che si possa dare spazio anche alle serie più di nicchia che magari fanno meno numeri in termini di ascolti, ma che completano l’offerta e danno spazio alla sperimentazione». Un altro aspetto che contribuisce a rendere le serie tv così accattivanti è sicuramente lo sviluppo della storia di un personaggio che, nel corso del tempo e quindi delle stagioni, impariamo a conoscere e a comprendere anche quando è lontano dalla nostra personalità. Questo permette di seguire anche il percorso accrescitivo di un personaggio che, se avesse vita soltanto nello spazio di un film, non potrebbe portarci nel profondo della sua personalità.
Ma dietro al successo delle serie tv, più che gli attori, ci sono gli autori. Se gli attori acquistano notorietà perché danno vita a personaggi che il pubblico inizia ad amare, gli autori sono le vere menti creatrici del tutto e sono loro i protagonisti del business delle serie, perché in effetti di un business si tratta. Beau Willimon, Nick Pizzolatto, Lee Daniels, rispettivamente i creatori di House of Cards, True Detective ed Empire, sono solo alcuni degli autori diventati tra i più influenti nel mondo di Hollywood, dando vita ad un nuovo mestiere, quello dello show-runner, e per questo poco interessati al fatto che gli spettatori si ricordino il loro nome. Tra questi spicca indiscussa una donna, Shonda Rhimes, creatrice e produttrice di Grey’s Anatomy, How to get away with murder, 51CJqazk3OL._AC_UL320_SR230,320_Scandal e The Catch, inserita dal TIME tra le 100 persone più influenti al mondo e creatrice della casa di produzione ShondaLand.
La bravura di tutti questi autori è premiata sicuramente con un successo senza limiti, tanto che il business delle serie tv è diventato negli ultimi anni uno dei più ricchi e più redditizi degli States: 500mila dollari è il prezzo di uno spot durante un episodio di Empire, 5,4 miliardi di dollari è il valore delle serie tv importate in Europa e i tre principali attori della serie The Big Ben Theory guadagnano ben 1 milione di dollari per ogni episodio. A questo si aggiunge il successo che hanno avuto i servizi che propongono questo tipo di offerta come Sky, Mediaset Premium e quello che ultimamente sta avendo un successo enorme, Netflix.
Gli Stati Uniti sono sicuramente i primi e maggiori produttori di serie tv, tanto che qualcuno parla di «colonialismo televisivo»: il punto è che il loro è un prodotto che funziona, che riesce a stimolare il pubblico e che per questo è anche sempre più richiesto. Le serie tv prodotte in Italia, dispiace dirlo, non sono assolutamente all’altezza: perché se dobbiamo competere con tutti i telefilm citati, sicuramente con Don Matteo siamo messi male, nonostante il suo (inspiegabile?) successo. Ci sono paesi, però, che per la loro situazione politica e quindi per la rigida censura, non riescono ad accedere alle serie tv perché frutto di una cultura occidentale che non è ben vista e per questo motivo anche l’accesso a servizi come Netflix viene vietato. È il caso dell’Iran la cui televisione è sottoposta a un continuo controllo e a una quotidiana censura, tanto che è proprio questo il motivo per cui sempre più persone stanno smettendo di guardarla a favore delle serie tv. È nata quindi in Iran una serie che sta cambiando il paese e che sta avendo un successo enorme: si chiama Shahrzad e, come si legge in un articolo del giornale Internazionale, è la storia di un amore spezzato dalle vicende che sono seguite al colpo di stato del 1953, organizzato dalla Cia e dall’intelligence britannica per proteggere gli interessi petroliferi dell’Occidente. La serie viene distribuita online attraverso il sito ufficiale anche se, inutile dirlo, la sua produzione è un continuo lavoro delicato, visto che ogni scena di ogni episodio è sottoposta ad un rigido controllo e censura. Nonostante questo la serie è riuscita spesso a mostrare cose che generalmente non possono essere mostrate, come una donna che canta, la repressione attuata dalle forze di sicurezza, giornalisti intimiditi e portati in carcere, tutte cose che portano a pensare anche all’Iran di oggi. «Shahrzad — continua l’articolo su Internazionale — non si limita a criticare la politica iraniana del passato, ma mette in ridicolo credenze e norme ritenute sbagliate e anacronistiche, ancora presenti nella vita degli iraniani».
Questo dimostra di nuovo come le serie tv possano essere anche di più di semplici episodi di svago da guardare nei momenti di tempo libero (e questo già andrebbe bene), ma a volte anche occasioni di stimoli, di spunti e motivo di riflessione sui temi più svariati. Entrano poi a far parte della vita di tutti i giorni, spesso come paragone per situazioni reali, tanto che è capitato che Renzi citasse House of Cards e che Roberto Saviano abbia paragonato la situazione dell’Italia a Game of Thrones.

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