Ritratto italiano: tra stranezze e ballottaggi

Il fatto che in Italia ci si trovi davanti a una situazione istituzionale e politica senza precedenti è probabilmente fuor di dubbio. Proviamo a fornirvi 3 esempi di questa grande differenza rispetto al passato. Chi scrive non pensa che questa originalità sia motivo di vanto, ma è giusto che sia il lettore a farsi la propria idea, per questo ci limiteremo a esporre i fatti, senza aggiungere alcun commento in proposito.

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1. Per la prima volta un giudice della Corte Costituzionale è indagato: si tratta di Augusto Barbera, a cui la procura di Roma contesta il reato di corruzione in una vicenda che riguarda concorsi universitari di diritto pubblico tra il 2008 e il 2010. Barbera è accusato di aver esercitato pressioni per favorire il candidato Federico Pizzetti, figlio di Francesco, ex Garante della Privacy. Ovviamente un’indagine non equivale a una dichiarazione di colpevolezza, però è bene notare che non era mai accaduto nella storia repubblicana. Ed è inoltre importante notare che quasi nessun organo di informazione abbia dato questa notizia nei giorni immediatamente successivi alla sua prima diffusione.
2. Michele Ainis, ottimo editorialista da poco passato dal Corriere a Repubblica, è anche uno dei tre membri del Agcom, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Nei prossimi mesi il collegio si dovrà pronunciare sulla liceità della fusione fra la Stampa e il Secolo XIX e il gruppo L’Espresso. Ainis ha dichiarato che, in quanto stipendiato da uno dei due gruppi, si asterrà dal voto ma, nel caso in cui gli altri due membri non siano d’accordo, toccherà a lui prendere la decisione finale, nonostante il palese conflitto di interessi.
3. Oggi si terranno i ballottaggi in molti comuni fra cui Torino, Milano, Bologna, Roma e Napoli. È curioso notare che, a parte Matteo Salvini a Bologna, nessuno dei leader degli altri partiti in campo (Pd, M5S e la destra in Lombardia e in Campania) sia sceso in piazza per appoggiare il proprio candidato. Assente giustificato, ovviamente, Silvio Berlusconi, ma Matteo Renzi e Beppe Grillo sono parsi quasi ospiti non graditi dagli aspiranti sindaci. Forse perché questi leader ispirano troppo «spirito di appartenenza», quando per molti elettori il ballottaggio sarà un turarsi il naso e votare il meno peggio? Più probabilmente perché si tratta di personaggi assolutamente incontrollabili che rischiano di far perdere i voti degli indecisi, mentre se ne escono con frasi tese a consolidare la preferenza degli aficionados.
Siamo un paese unico, in un momento unico. Già dovevamo capirlo quando ci siamo trovati ad avere i leader dei 4 maggiori partiti – Pd, M5S, Lega e Forza Italia – non eletti in parlamento. Ma queste forse sono quisquilie, l’importante oggi è votare con la testa: è vero che le amministrative non sono le politiche, però è altresì vero che non c’è alcun motivo per appoggiare pallidi rimasugli del tempo che fu.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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