Chi è Luca Claudio: fra Mini, moda e Mussolini

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Chi scrive abita a pochi chilometri da Abano Terme (Padova), da 5 anni feudo di Luca Claudio. Conosciuto come il sindaco più trendy del padovano, oppure come il Lorenzo Lamas delle Terme, per lui l’abito fa il monaco, anzi fa semplicemente figo.

Capelli morbidi e fluenti, nero pece, mossi dolcemente e soavemente dal vento, barba da cattivo ragazzo e per questo molto accattivante per le casalinghe aponensi, Luca Claudio è semplicemente un simbolo, un sex symbol. Rapporti contraddittori con la Chiesa: se i sagrati erano una delle location dei suoi banchetti, eccolo appena rieletto a ergersi a paladino di una crociata contro i preti, rei di avergli «remato contro», sono «cattocomunisti che votano Pd» e per questo «Non sarò il sindaco di tutti». Un simbolo, dicevamo: sempre controcorrente, «Me la fanno pagare, in tutti i modi. Non ho padrini, né protettori. Non prendo tessere da quella volta lì con Alleanza Nazionale. Abbraccerei un progetto, ma non un partito, perché lì vedo soltanto inciuci, giochi di potere», per questo fa davvero specie l’arresto di ieri e l’accusa di aver vitalucaclaudiointascato delle mazzette da imprenditori che intendevano fare affari nelle Terme, di cui lui da più di un decennio è principe indiscusso. 10 anni da sindaco di Montegrotto, dal 2011 primo cittadino di Abano.
Diplomato al liceo scientifico «Nievo», culla della Padova-bene, Luca Claudio, 45 anni, si muove in Mini, l’auto trendy per eccellenza; il Mattino di Padova l’anno scorso mostrava come disponesse di molte proprietà immobiliari, in modo diretto o indiretto.
Dichiaratamente di centrodestra, Claudio ha un passato un po’ più estremo, da ex An poi passato alla Destra di Francesco Storace. Una destra, la sua, unica nel suo genere, che unisce sicurezza e glamour. Signore delle «provocazioni», come le chiama lui: a Montegrotto aveva un busto del Duce nel suo ufficio in Comune, mentre alcuni anni fa organizzò delle ronde di cittadini armati di bastoni per combattere la criminalità. Dichiaratosi impotente di fronte agli immigrati, vero problema della zona, nel 2007 fece apparire nei tabelloni luminosi di Montegrotto un messaggio perlomeno singolare: «Cittadini emigrate! La legge mi lega le mani e non mi permette di difendervi!». Poco tempo dopo apparve l’aggressivo «Cari cittadini, i clandestini in Italia possono stuprare i vostri figli! La giustizia non c’è più!!!», in riferimento alla scarcerazione di un marocchino accusato di aver stuprato una ragazza nel padovano. Questo è Luca Claudio, homo novus che unisce politica e moda, immagine e affari. C’è voluta la Finanza per porgli un freno, che sia colpevole o innocente lo deciderà un processo, quel che è certo è che per un po’ della sua assenza risentirà lo stile delle Terme. 

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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