Il triangolo: Renzi, De Benedetti e le Popolari

Secondo Wikipedia, con il termine inglese insider trading si intende «la compravendita di titoli di una determinata società da parte di soggetti che, per la loro posizione all’interno della stessa o per la loro attività professionale, sono venuti in possesso di informazioni riservate non di pubblico dominio», ed è proprio riguardo a ciò che sembra andarsi formando una nuova polemica, pronta a travolgere il governo e, in particolare, la figura del premier Renzi. Ancora una volta, infatti, i rapporti tra esecutivo e banche, così come già avvenuto per il famoso caso riguardante il salvataggio di Banca Etruria e la famiglia Boschi, potrebbero essere non del tutto chiari.

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Tutto ha inizio col decreto che ha trasformato le banche popolari in società per azioni. Carlo De Benedetti, notoriamente legato al Partito Democratico, acquista, il 16 gennaio 2016, circa 5 milioni di azioni delle Popolari, ricavandone una plusvalenza di circa 600 mila euro. Secondo alcune indiscrezioni, riportate da Il Giornale, l’Ingegnere avrebbe espresso interesse per tale operazione ben prima che il decreto di conversione fosse confermato, rivendicando di avere garanzie su di esso direttamente da voci vicine a Bankitalia. Ora la paternità di tali «voci», che avrebbero portato un indiscusso vantaggio all’imprenditore, sembra spostarsi verso Palazzo Chigi, ed è qui che entra in gioco il governo. Dal canto suo, De Benedetti si difende affermando che tali indiscrezioni erano già di pubblico dominio a inizio 2016, ma nel frattempo la Procura di Roma, su richiesta della Consob, ha aperto un’indagine, nella quale sono stati chiesti chiarimenti anche a Matteo Renzi, e che verrà probabilmente archiviata in assenza di prove, come richiesto dalla Procura.
È molto difficile sbilanciarsi su cosa sia effettivamente accaduto e proprio questo può essere forse il maggior punto di riflessione legato alla vicenda. L’informazione nella nostra società ha ormai assunto un valore altissimo, ma in contempo è difficilissimo tenerne traccia. Occorre quindi, oggi più che mai, capire cosa sia possibile fare per regolamentare e vigilare attivamente su questo genere dei temi, operazioni fondamentali per mantenere sano un mercato fondato sulla concorrenza. Infine, come tema collaterale, questa vicenda ci ricorda ancora una volta come in Italia manchino una legge seria sul conflitto di interesse e, in generale, norme e procedure che separino nettamente la sfera privata da quella pubblica.

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