Genova, bimba denutrita: è colpa del veganesimo?

La notizia ha fatto il giro di Italia: una bambina di due anni è da dieci giorni in rianimazione all’ospedale pediatrico Gaslini di Genova, dove è arrivata fortemente denutrita e con una pesante carenza di vitamina B12, che potrebbe causarle danni neurologici permanenti. La causa di tutto questo secondo gli inquirenti è una dieta vegana che la bambina è stata costretta dai genitori a seguire sin dallo svezzamento.

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La comunità vegana, che con gli onnivori spesso e volentieri ha un rapporto a dir poco conflittuale, ha risposto in modo ancor più duro alle già dure critiche rivolte ai genitori della bimba di Genova. Come sempre, quando un discorso serio nasce e si sviluppa con le sembianze di una lotta fra tifoserie, il punto della questione è quello sbagliato: il veganesimo, di cui chi scrive non è né sostenitore né critico, è uno stile di vita dalle mille sfaccettature e per questo motivo è sciocco ogni tipo di generalizzazione.
Per una discussione seria è bene tenere presente due cose:
1. Il veganesimo in sé non è il punto: ogni dieta non equilibrata è dannosa per l’organismo. Prendersela con il veganesimo — che è una definizione talmente vaga da risultare inutile — significa trovare un capro espiatorio e non voler affrontare il problema. Margherita Hack è vissuta 91 anni da vegetariana: «Mai mangiato carne in vita mia. E mai lo farò», ha dichiarato nel 2012. Il punto è come si vive il vegetarianesimo o il veganesimo: se si compensa l’assenza di proteine animali con altro oppure se si procede allo sbaraglio.
2. L’altra cosa da tenere presente è che il problema non è il regime alimentare della famiglia della bambina (che è semplicemente affar loro) ma che sia stata costretta una bambina di 2 anni, ovviamente incapace di prendere una decisione ragionata, a seguirla. Qui i genitori, sempre che sia vera questa storia, hanno deciso di trasferire le proprie deleterie abitudini alimentari su un essere in crescita (e quindi ancor più necessitante di un’alimentazione completa) per di più incapace di capire il peso delle scelte dei genitori.
Tutto il resto è noia o, meglio, bazzecole, chiacchiere da bar: ognuno è libero e dev’essere libero di mangiare come preferisce. Il problema è semplicemente il caso singolo, non un fenomeno esteso come il veganesimo: sono due genitori incoscienti, non un movimento che ha fatto della scelta personale (sacra e inviolabile) il proprio motto.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017), studio alla Scuola di Giornalismo della Luiss a Roma. Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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