Terrorismo: se i media favoriscono l’emulazione

Ieri, durante la consueta cerimonia del Ventaglio, il Capo dello Stato Sergio Mattarella, dopo aver enumerato le numerose stragi avvenute di recente in Europa, ha parlato del ruolo dei media che «rischiano di creare emulazione». In modo analogo si è espresso su Twitter il presidente della Società italiana di Psichiatria: «Non pubblicare più nome e foto degli autori di atti terroristici. Basta celebrazione per fermare emulazione».

lemonde

Il giornale francese Le Monde ha già agito in tal senso, decidendo di non pubblicare più le foto dei terroristi. Il direttore Jérome Fenoglio ha pubblicato online un editoriale in cui spiega che «senza una presa di coscienza delle industrie che controllano i social network, nuovi media di massa, sarà sempre di più difficile resistere agli effetti della strategia dell’odio. I suoi migliori alleati, voci e complottismo, sono messi oggi sullo stesso piano delle informazioni affidabili e verificate». «Gli atti sono infami, la strategia è chiara», prosegue, «La scelta di adattarsi alle pratiche di un nemico che ritorce contro di noi tutti gli strumenti della nostra modernità, è indispensabile se vogliamo rompere la strategia dell’odio, se vogliamo vincere senza rinnegarci».
Sergio Mattarella ieri ha anche auspicato che «l’informazione cerchi un punto di equilibrio» — supponiamo — tra il diritto (e dovere) di cronaca e gli effetti che l’esercizio di questo diritto può avere. Da parte nostra, sebbene ci troviamo in una situazione un po’ più semplice rispetto ai media «veri», non possiamo che sposare il proposito del Capo dello Stato: documentazioni morbose sugli attentatori, un interesse per le vittime e per il dolore delle loro famiglie oltre la cronaca, non si limitano a documentare quanto avvenuto (cosa lecita e doverosa), bensì a dare l’input a mitomani e squilibrati che, anche non avendo nulla a che spartire con l’Isis, fanno delle stragi e buttano benzina sul fuoco della guerra vigliacca che il sedicente Stato Islamico intende combattere.
Per questo motivo, anche noi nel nostro piccolo, cercheremo di raccontarvi e di commentare quanto avviene nel modo più attento possibile, senza dare spunto a imitatori che cercano solo un pretesto per sfogare la propria rabbia e la propria frustrazione contro persone innocenti. Il nostro obiettivo sarà anche quello di non esaltare (seppur in negativo) i responsabili di atti terribili, che – come ricordava il già citato Jérome Fenoglio – fanno chiaramente parte di un’immonda strategia della tensione a cui non vogliamo partecipare. Ci auguriamo che i nostri lettori capiscano la nostra posizione, contraria alla pornografia della morte a cui ormai siamo da tempo abituati.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

Rispondi

Shares