Femministe, non perdete tempo con Salvini!

Il femminismo della domenica (si noti bene, non il femminismo in quanto tale) sta uccidendo il diritto di critica, e questo lo dobbiamo a personaggi come Matteo Salvini, tanto per dire un nome fra tanti. Paragonare la presidente della Camera Laura Boldrini a una bambola gonfiabile, portando quest’ultima sul palco di un comizio, e diffondere l’hashtag #sgonfialaboldrini, significa annichilire senza appello qualunque dibattito politico.

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Ovviamente chiunque abbia un po’ di buonsenso — compreso chi scrive — volente o nolente ha dovuto criticare il segretario della Lega per questa boutade fra il patetico e lo squallido, con il rischio latente di ergere a monumento intoccabile la vittima di questa oscena trovata. Qui sta l’inghippo: quello che abbiamo chiamato femminismo della domenica tende a proteggere le donne da ogni insulto sessista anche quando la forma è maldestra ma la sostanza pregnante. Alla base di tale ragionamento tanto contorto quanto stupido ci sono i personaggi come Salvini: questi causano una sorta di eccessiva difesa immunitaria che porta a una specie di cecità cerebrale. Le critiche alle donne, quando fatte in modo colorito (ma anche troppo spesso qualora si entri nel merito), equivalgono al sessismo, come se le donne venissero criticate in quanto tali, invece che in qualità di esseri imperfetti come gli uomini. Di conseguenza, per essere politically correct non si devono criticare le donne: è successo con Maria Elena Boschi, con la già citata Laura Boldrini, con la ladylike veneta Alessandra Moretti e così via. Il risultato è paradossale: da «sesso debole» le donne diventano «sesso intoccabile», proprio in virtù della loro presunta debolezza. Trattarle come una specie protetta è l’apice del sessismo, anche se la categoria a cui appartiene è la stessa che l’atto dovrebbe combattere.
Il paradosso continua perché, anche chi comprende le critiche nel merito riferite al cosiddetto «gentil sesso», linguaggi come la satira — tesi per definizione all’esagerazione e alla provocazione — rimangono esclusi da questa parentesi di buonsenso: guai a fare una battuta anche lievemente goliardica su una donna. È il caso del direttore del Fatto Quotidiano Marco Travaglio, vittima dei soliti indignados per un suo editoriale sul ministro Maria Elena Boschi: il giornalista, in conclusione a una critica serrata, ha fatto una battuta affermando che la dama renziana dovrebbe occuparsi di cose che conosce meglio, piuttosto che della riforma costituzionale, tipo lavare i piatti.
Svegliamoci, orsù! È vero e innegabile che la parità fra i sessi sia ancora un’utopia nel nostro paese, ma potremo raggiungerla solo se inizieremo a occuparci delle questioni serie. Personaggi come Matteo Salvini sono sempre esistiti e sempre esisteranno, cominciamo a dedicare le nostre energie a qualcuno che sia capace di cambiare idea.

Tito Borsa

Giornalista professionista e fotografo. Ho pubblicato vari libri tra storia, inchiesta giornalistica e fotografia

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