Stefano Disegni: ritratto di satira, musica e cinema

Molto più che un «semplice» vignettista: Stefano Di Segni (questo il suo vero nome) ha lavorato in tanti e diversi ambiti, dal disegno alla tv (scrivendo anche i testi per Maurizio Crozza), dalla musica alla recitazione (parodiando il Dr. House, diventato Dr. Asl, nel programma La Tintoria su Rai Tre). Non ci stupisce, perciò, che alla nostra richiesta di auto-definirsi dica «sono un curioso, mi interesso a tutto», per poi precisare «La vita è una sola, sono curioso di capire fino a dove posso sperimentare, fino al punto in cui posso arrivare, ovviamente riguardo a ciò che so fare, non è che possa mettermi a fare l’ingegnere nucleare… però continuerò a scrivere, disegnare, suonare, per vedere che succede».
Se si cercano informazioni più precise sulla sua vita, beh, il suo sito personale è l’ultimo luogo in cui andarle a cercare: in compenso è una vera perla, dallo stile unico e irriverente che lo contraddistingue, di cui ci ha dato qualche assaggio anche nella nostra intervista.

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Cominciamo dagli inizi: com’è nata la tua passione per la satira? Quando hai capito che sarebbe potuta diventare il tuo mestiere?
Più che una passione, la satira per me è un istinto: facevo già delle strisce a fumetti a scuola, con i ritratti caricaturali di compagni e professori (soprattutto i più severi). Non ho mai pensato che sarebbe potuta diventare una professione; mi piace pensare che non sia nemmeno adesso una professione, ma una passione, e ancora mi stupisco di come io riesca a camparci, anzi ci ho anche cresciuto due figli. Come diceva Mastroianni, «Se non facevo l’attore, mi toccava lavorare».

Com’è cambiata la satira in Italia negli ultimi decenni?
La satira come pulsione, come istinto di prendere per i fondelli gli altri, è insita nell’uomo, non è mai cambiata nel corso del tempo. A volte racconto che, quando i nostri antenati dipinsero in una caverna una scena di caccia al mammut, con uno dei protagonisti con il piede schiacciato dall’animale e tutti gli altri che gli ridono attorno, già c’era la satira alle spalle del prossimo. È cambiata, sì, perché sono cambiati gli strumenti, con il passaggio da matita e foglio di carta al computer. Ho notato un cambiamento nei modi e nel pubblico perché ci sono sempre meno spazi per la satira, cosa che è dovuta sia a fattori politici sia al cambiamento di gusti: ecco che oggi si cerca di essere sempre più incisivi e trasgressivi, si cerca di fare più rumore possibile. Questo è un paese in cui non ci sono giornali di satira come accade in Francia e Spagna, l’ultimo giornale interamente dedicato alla satira è stato Cuore, ma sono passati tanti anni; ce n’è molta su internet, ma non sempre di alta qualità. Non manca solo la satira, ma proprio ogni forma di umorismo disegnato: siamo un paese un po’ addormentato in questo senso. E lo si vede anche da come la gente si accontenti di ciò che passa per televisione, magari scambiando per satira ciò che non lo è, senza fare nomi…

Beh, possiamo fare nomi…
E allora facciamoli: Colorado ad esempio, o Zelig, che era partito benissimo e poi è diventato un «battutificio» abbastanza sterile.

In moto con Flavio Kampah Campagna
In moto con Flavio Kampah Campagna

Tornando al discorso sui nuovi strumenti e le nuove tecnologie; come disegni?
Io disegno in maniera tradizionale, perché sono un feticista della carta, della matita, dei pennarelli, della gomma, del bianchetto correttore; poi però passo il disegno sullo scanner, non più come tanto tempo fa, quando prendevi la moto, magari sotto la pioggia, e andavi alla sede del giornale rigorosamente entro le sette, che poi partiva il corriere; e consegnavi sempre l’originale, che non ti ritornava più a casa. Con le mail ora puoi scegliere di lavorare ovunque: ho un camper e quest’estate ho disegnato guardando il mare, in Sardegna. È stato meraviglioso, ti dà una sensazione di onnipotenza totale.

Che rapporto hai con i social network? 
Li seguo quotidianamente, sono stimolanti, c’è un confronto diretto con i lettori, che a volte mi lodano, a volte mi dicono «Qua hai fatto una cazzata», e allora comincia il duello rusticano su Facebook, o su Twitter (Instagram invece lo uso poco). Ovviamente funzionano anche da vetrina per promuoversi.

A proposito: in un post su Facebook hai recentemente svelato la copertina del tuo nuovo libro. Puoi darci qualche altra anticipazione?
Si chiamerà Tanta Roba, sarà edito dalla Lizard e il nome è tutto un programma perché c’è veramente tanta roba dentro: è una raccolta antologica di quelle che mi sembravano più convincenti tra tutte le strisce che ho realizzato per Il Fatto Quotidiano negli ultimi quattro-cinque anni e per l’inserto Sette del Corriere. È una specie di corpus «disegnàno». Dovrebbe essere disponibile da metà settembre in tutte le librerie, forse non in quelle Vaticane, visto che non ci vado leggero su quei temi là. Non sulla fede (quelli sono affari personali di chi crede), ma sull’uso che ne fanno, che mi fa una rabbia terribile.
Papa Francesco invece mi è simpatico, e forse si vede…

Infatti sembra essere l’unica figura positiva nel mondo della Chiesa così come lo rappresenti.
Sì, penso che sia una figura positiva. Magari è solo una foglia di fico, come dicono in  molti (e come l’ho disegnato anche io all’inizio), magari è un’operazione di marketing per coprire Ior, banche, società; però a me sembra in buona fede, quindi lo disegno come un vaso di coccio con la base di ferro, che cerca di cambiare disperatamente le cose in mezzo a una manica di marpioni che non vogliono assolutamente mollare i loro privilegi.

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Passando alle tue altre passioni, come la musica e le serie tv: cosa stai ascoltando in questo periodo e quali serie stai seguendo o quali film degni di nota hai visto di recente?
In questo periodo sto ascoltando soprattutto le nuove canzoni della mia band (La Ruggine, ndr), che a me ovviamente sembrano tutte bellissime, ma non è detto che sia oggettivamente vero, si vedrà a settembre. Poi ascolto un po’ di tutto, Recentemente mi sono innamorato di Mark Knopfler, per esempio, che come solista ha fatto dei dischi splendidi, dei pezzi molto raffinati, e poi ogni tanto ritiro fuori i Talking Heads, che continuano a piacermi tanto. Continuo poi a suonare l’armonica; mi considero un discreto suonatore, e me lo dicono anche gli altri, il che è confortante. Riguardo al cinema, mi è piaciuto un piccolo film francese, I miei giorni più belli, che ho trovato molto intelligente e delicato, sentimentale senza essere melenso.

Passando alla politica: in un’intervista del 2009 prevedevi un ritorno della Dc…
Beh in un certo senso non sono andato molto lontano dal vero, mi pare: il nostro presidente del Consiglio viene dalle file cattoliche e ha fatto del Pd (partito per cui ho votato in passato, non lo nascondo, ma ora sinceramente ho qualche riserva) il famoso partito della nazione: tutti dentro indipendentemente dall’identità – e anche dai trascorsi legali direi – e questa è una cosa molto democristiana. Io penso poi che non sia un vero ritorno della Dc: l’Italia è un paese eternamente democristiano (anche se poi nessuno va a sentire la messa per capire davvero cos’ha detto Gesù Cristo), un paese di centro, che non vuole scossoni, un paese di compromesso, di mediazione.

E in questo quadro poco consolante come vedi il Movimento 5 Stelle?
Non ho assolutamente pregiudizi e preclusioni nei loro confronti; Grillo non mi sta molto simpatico per certi atteggiamenti padronali e per la tendenza a buttare fuori tutti quelli che non si allineano al Grillo-pensiero, ma il M5S è sicuramente fatto da gente che ha voglia di cambiare le cose, basti pensare alla recente iniziativa per il dimezzamento dello stipendio dei deputati: la trovo più che onorevole e mi fa rabbia che non ci siano riusciti.
Per cui sto alla finestra ad osservarli con atteggiamento positivo, se funziona, specialmente a Roma, dove io vivo, meglio; non ti nascondo che mi preoccupavano per un fatto di esperienza tecnica, perchè le macchine del governo della città sono complesse da gestire, però non li ho ancora visti all’opera. Diamo il tempo alla giunta Raggi e vediamo che succede.

Al massimo li vedremo protagonisti di qualche vignetta!
Certo che sì, io non ho etichette. Certo, sono tendenzialmente di sinistra, ma la sinistra cos’è oggi? é tutto da ridefinire. Per quanto mi riguarda, ho solo tre certezze: sono terrestre, sono della Lazio e non sono fascista. Lo diceva anche Troisi…

La Voce che Stecca

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Un pensiero riguardo “Stefano Disegni: ritratto di satira, musica e cinema

  • agosto 9, 2016 in 11:03 am
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    La mia band si chiama La Ruggine! Ciao e grazie a tutta la voce che stecca!

    Risposta

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