Uomini, dissociatevi dai femminicidi, subito!

«Io mi appello agli uomini perché si dissocino», ha detto — secondo quando riportato da La Repubblica — qualche giorno fa a proposito dei femminicidi la presidente della Camera Laura Boldrini. «Rouen: Appello di Bagnasco, il mondo musulmano condanni senza ambiguità», titolava l’Ansa il 27 luglio scorso, dopo che il brutale omicidio del sacerdote francese mentre celebrava la messa.

Al di là delle evidenti differenze che intercorrono fra gli uomini che uccidono le donne e i terroristi dell’Isis, è possibile notare un’inquietante somiglianza fra i due appelli. In entrambi i casi si chiede a qualcuno di condannare il gesto di qualcun altro solo perché appartenente alla stessa «categoria».
La richiesta del cardinal Bagnasco si unisce all’insensato coro che proviene da alcuni mesi dalle fila della Lega e di FdI: i musulmani devono condannare il terrorismo. La frase dà adito a due interpretazioni: 1. le persone di religione islamica, al pari di chiunque altro, devono condannare le folli gesta dell’Isis; 2. solo i musulmani devono farlo, gli altri possono agire a propria discrezione. Se dissociarsi da un atto è un modo per condannarlo, le parole della Boldrini non possono che figurare nel punto 2.: gli uomini, in quanto tali, devono condannare i femminicidi (parola che non ci piace ma che utilizziamo per semplicità e brevità).
In entrambi i casi si chiede, lo ripetiamo, di prendere le distanze da qualcosa di cui non si è assolutamente responsabili. E se non lo si fa? Secondo questa logica perversa, potrebbe vigere il tacito assenso: sono un musulmano e non scrivo sui social network o non dico in pubblico che quanto accaduto a Nizza è una follia? Allora vuol dire che appoggio il sedicente Stato Islamico.
Non si può non condurre lo stesso ragionamento per quanto riguarda le parole della Boldrini: cos’ha in comune chi scrive con Renato Zero, il principe William di Inghilterra, Donald Trump, Benedict Cumberbatch e Neil Patrick Harris? Siamo tutti uomini e quindi siamo coinvolti nell’appello della presidente della Camera, che si appella a noi affinché ci dissociamo dai femminicidi. Se «dobbiamo» dissociarci, significa che in qualche modo ora siamo associati, legati ai brutali omicidi compiuti da qualcun altro; al diavolo il principio di responsabilità individuale: quella X e quella Y, quei dannatissimi cromosomi, ci accomunano e quindi ci obbligano a prendere le distanze dai fatti compiuti da illustri sconosciuti.
Mandateci un sms, quando l’insensatezza passerà di moda.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017), studio alla Scuola di Giornalismo della Luiss a Roma. Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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