Il ddl Cirinnà stravolge l’istituto familiare

Pochi di voi sapranno chi è Andrea Lavelli. Lo ammettiamo: anche noi ignoravamo l’esistenza del Responsabile della campagna «Sos ragazzi» finché non ci è capitato sottomano il numero di giugno dell’omonima rivista. Casus belli dell’articolo di Lavelli sono le unioni civili e l’utero in affitto, sui quali ci dovrebbe essere fornito «qualche chiarimento».
Bisogna tenere conto che, essendo la rivista uscita a giugno, quando viene scritto l’articolo (ossia presumibilmente al massimo all’inizio del mese precedente) il ddl Cirinnà era ancora tale, risalendo a metà maggio la sua approvazione definitiva.

sosraga

Non è solo una questione di pignoleria: tenere conto di questo significa comprendere il fatto che Lavelli ha scritto l’articolo che analizzeremo con un «mostro» in avvicinamento, quindi (immaginiamo) con la volontà di regalarci le sue ultime parole prima che il ddl Cirinnà causasse la fine del mondo. Il problema è che siamo tutti sopravvissuti a questa apocalisse, all’avvento di questo Leviatano giuridico, quindi possiamo leggere il commento di Lavelli. Forse era meglio un’implosione del mondo.
Il testo è «profondamente ingiusto perché istituisce le “unioni civili” fra persone dello stesso sesso», usare tante parole per non dire nulla. Poi continua: le unioni civili sono una «nuova formazione sociale che il maxiemendamento di fatto parifica al matrimonio, anche se con un nome diverso». Anche chi scrive si era lamentato di questo fattore, sebbene con motivazioni diverse: come ripetiamo da mesi, istituire due istituti giuridici differenti significa già di per sé operare una discriminazione, anche se i diritti che ne conseguono sono pressappoco gli stessi.
Torniamo a Lavelli, che ci frega tutti: «L’obiettivo di questa legge non è “dare diritti a chi non li ha”», stupidi noi che eravamo obnubilati da quest’illusione. «Tutti i cittadini godono infatti degli stessi diritti, a prescindere dal loro sesso o dal loro orientamento sessuale», ci illumina. Forse, parlando de iure dei diritti riguardanti solo l’individuo, Lavelli ha ragione, ma de facto e a proposito dei diritti che riguardano più persone, forse vive in un’Italia che non è la nostra. Bando alle ciance e proseguiamo: le unioni civili avranno (hanno) «l’effetto di stravolgere l’istituto familiare, proponendo le unioni omosessuali come un modello di unione approvato e promosso dallo Stato, anzi, reso uguale nella sostanza al matrimonio fra uomo e donna». I sondaggisti, evidentemente collusi con i teorici del gender, non hanno diffuso dati allarmanti: da maggio a oggi 9 coppie eterosessuali su 10 hanno rinunciato a sposarsi a causa dello stravolgimento dell’istituto familiare.
Viene successivamente citato un documento, risalente al 2003 anche se leggendolo sembrava arrivare dal 1274 – redatto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede e approvato e firmato da San Giovanni Paolo II: «Le persone con tendenze omosessuali (il corsivo è nostro, ndr) devono essere accolte “con rispetto, compassione, delicatezza», riassume Lavelli. In pratica gli omosessuali, anche se stronzi, assassini e figli di puttana, vanno compatiti e coccolati a causa della sventura che gli è toccata in sorte. Il documento diviene poi profetico: «La legalizzazione delle unioni omosessuali sarebbe destinata a causare l’oscuramento della percezione di alcuni valori morali fondamentali e la svalutazione dell’istituzione matrimoniale». Anche Giovanni Paolo II, papa amato un po’ da tutti, pensava che estendere alle coppie omosessuali (quindi, per definizione, di serie b) il diritto al matrimonio, portasse alla «svalutazione dell’istituzione matrimoniale». Una sorta di «i negri non possono sedersi su questi sedili dell’autobus perché li marchiano indelebilmente».
Il fatto che la rivista si chiami Sos ragazzi fa presumere che sia principalmente rivolta ai più giovani e questo è un danno: al di là delle idee di ciascuno che, per quanto lontane dalle nostre. esistono e la loro esistenza va accettata, qui si insegna a trattare gli altri come esseri inferiori. Ai giovani, meno colmi di pregiudizi rispetto agli adulti, viene spiegato che gli omosessuali vanno trattati «con rispetto, compassione, delicatezza» e la loro unione ha il potere di svalutare l’istituzione matrimoniale. Se questo non vi ripugna, provate a sostituire «omosessuali» con «disabili», almeno così vi fa un po’ schifo?

Tito Borsa

Giornalista praticante. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017), studio alla Scuola di Giornalismo della Luiss a Roma. Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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