Ddl Boschi: perché a priori si deve votare «No»

Al di là delle ragioni specifiche per cui, secondo chi scrive, al referendum costituzionale di ottobre non si ha altra scelta che votare «No», ci sono dei motivi per cui si deve rifiutare la riforma, ancor prima di analizzarla nel merito, cosa che faremo nelle prossime settimane.

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Il primo motivo è senza dubbio legato alla sentenza della Corte costituzionale che ha dichiarato illegittimo il porcellum, ossia la legge elettorale (con premio di maggioranza bulgaro e liste bloccate) che ha eletto il parlamento che ha votato questa riforma. Anche se non si sono sciolte le camere, come possono queste esercitare il proprio potere legislativo su una questione importante come la Costituzione?
Il governo ha poi fatto passare il ddl Boschi a colpi di una maggioranza che in realtà era «maggioranza» solo grazie al porcellum, dichiarato come abbiamo detto incostituzionale.
Un altro motivo riguarda senza dubbio il fatto che sia stato il governo Renzi a redigere e a «proporre» (si fa per dire) al parlamento la riforma: se da una parte è la terza volta, dopo la riforma del Titolo V del centrosinistra nel 2001 e la «devolution» berlusconiana del 2005, che il governo interferisce (con la questione di fiducia, i «canguri» e l’utilizzo dei trasformismi) con il lavoro parlamentare quand’esso riguarda la Costituzione; dall’altra è indubbio che il governo sia forte dei numeri ottenuti dal Pd di Bersani nel 2013: quel Partito Democratico, un lontano antenato di quello attuale, aveva in programma la scrittura di una legge elettorale diversa dal porcellum, quando l’italicum è fin troppo simile e se possibile peggiore, e l’applicazione della Costituzione «più bella e avanzata del mondo», non il suo massacro.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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