Roma: tutti uniti per il Cinema America occupato

La storia del Cinema America, sito in via Natale del Grande a Roma, inizia negli anni ’50. Lì si rende luogo di aggregazione, condivisione, insomma svolge l’ordinaria e forse dimenticata funzione di una sala cinematografica. Nel 1999 si spengono i proiettori e il cinema viene chiuso per fallimento.

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Nel 2001 l’immobile, mosaici e opere d’arte comprese, viene acquistato dalla società privata Progetto Uno srl alla cifra di circa 2 milioni di euro, con l’intenzione di abbatterlo per costruirvi degli appartamenti di lusso e un garage. Per circa dieci anni la struttura viene tutelata dall’associazione Cinema America, composta dai residenti del I municipio. Il 13 novembre 2012, poco prima dell’inizio dei lavori, lo spazio viene occupato. Il gesto è opera di una cinquantina di ragazzi e ragazze tra i 17 e i 23 anni, che nel 2011 hanno costituito un’assemblea denominata «Giovani al centro». Il loro scopo è mappare gli spazi abbandonati di Roma, salvarli sia dalla rovina che dalla speculazione edilizia per dare alla cittadinanza «nuovi luoghi culturali polivalenti». La scelta del Cinema America è stata al tempo stesso funzionale e simbolica: giovani liceali e universitari necessitavano di un luogo di incontro che fosse finalizzato a tutte le attività quotidiane che li riguardano, e quel vecchio e disastrato ex cinema era un luogo perfetto, nel centro di Roma e in prossimità di tutti i luoghi della movida notturna, che al contrario non mancano mai. Inizia così un lungo lavoro di ristrutturazione portato avanti per mesi, svolti dagli stessi occupanti grazie a 100mila euro circa di fondi raccolti, e vengono create anche una biblioteca e un’aula studio. Sorprendentemente, a fronte di una indifferenza altalenante delle istituzioni, grandi personaggi del cinema iniziano a essere incuriositi da questa nuova realtà. E così, tra i tanti, Paolo Sorrentino, Giuseppe Tornatore, Gabriele Salvadores, Nanni Moretti, Paolo Virzì, decidono di presentare proprio lì i loro film. Bussano alla porta anche attori come Valerio Mastandrea, Elio Germano, e tanti altri. Non mancano all’appello neanche i grandi maestri: Ettore Scola, Francesco Rosi, Bernardo Bertolucci. Il 29 novembre 2014 l’ex sindaco Ignazio Marino e il presidente della regione Nicola Zingaretti, con la collaborazione del ministro della cultura Dario Franceschini presentano domanda al ministero della Cultura per dare all’edificio, con le sue opere d’arte, la qualità di bene culturale. In questo modo sarebbe stato posto un vincolo che avrebbe obbligato a destinare l’immobile a quel tipo di uso. La società che per legge ne è proprietaria impugna i vincoli davanti al Tar, e il 5 ottobre 2014 perde il ricorso. Si pensa allora di acquistare direttamente la struttura, con un’offerta di 2 milioni e mezzo di euro presentata da Carlo degli Esposti, di Palomar, e Nicola Giuliano, di Indigo. Decine di artisti si rendono subito disponibili a versare migliaia di euro a testa, ma alla proprietà non basta: vuole 5 milioni di euro, una somma impossibile da raccogliere. Si arriva così allo sgombero il 3 settembre 2014 . Sono circa le sei del mattino quando la polizia in divisa antisommossa batte sulle porte dello stabile svegliando l’unica persona presente in quel momento lì dentro: Valerio Carocci, oggi presidente dell’associazione Piccolo Cinema America e sempre in prima linea per la causa. Uno sgombero pacifico, anche se iniziato senza nessun preavviso e richiesto dalla proprietà stessa, svoltosi nella più totale disapprovazione non solo degli occupanti stessi, ma anche dei cittadini residenti e dei protagonisti del cinema che fin da subito si sono dedicati alla causa. Ma non finisce qui.

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I ragazzi del Cinema America ricevono un regalo dalla cittadinanza residente: un ex forno affidato loro in comodato d’uso per la durata di sei mesi, un buco di 30 mq dove continuare a proiettare film e diffondere idee e cultura. Viene organizzata l’arena all’aperto in piazza San Cosimato, e il 25 settembre 2014 arriva una lettera inaspettata, letta proprio in quella piazza: l’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano esprime la sua totale adesione al progetto e alla determinazione di quei 50 ragazzi: «Non può che considerarsi altamente positivo sotto il profilo della storia e della cultura cinematografica l’impegno di quanti sostengono la presenza diffusa di centri di attività culturale, teatri e sale nei quartieri storici delle nostre città». La situazione del Cinema America non è infatti l’unica nella capitale. Ben 42 sale nel solo centro di Roma sono chiuse ed inutilizzate. Le promesse fatte dal comune riguardo la ripresa delle trattative con la proprietà non sono mantenute, e il 6 marzo il collettivo lascia il forno come stabilito. Non solo: viene sgomberata la Sala Troisi, anch’essa occupata, dando però ai ragazzi la possibilità di partecipare al bando di assegnazione. Non è quanto sperato e promesso dal comune, che aveva garantito per l’America, ma è pur sempre qualcosa. Mentre il vincitore di tre David di Donatello Francesco Bruni ospita i ragazzi del Cinema America in casa sua, scherzando sul fatto che la stessa sia stata a sua volta «occupata», la battaglia non si ferma: vengono ideati e allestiti su muri gli «schermi pirata», in luoghi suggestivi e a volte dimenticati, fino ad arrivare alla proiezione del Rocky Horror Picture Show (diretto da Jim Sharman) sulle mura di Castel Sant’Angelo, con oltre duemila spettatori. Il 30 maggio 2015, nonostante tutte le delusioni affrontate, arriva una prima grande vittoria: lo schermo pirata viene ospitato stavolta nel Giardino degli Aranci, uno dei luoghi più celebri e suggestivi di Roma. A essere proiettato è un film di Gianluca Maria Tavarelli, Una storia sbagliata, in anteprima nazionale ufficiale. Queste le parole pronunciate allora da Valerio Carocci: «Produttori e distributori hanno capito la nostra capacità di comunicazione con i pubblico dei nostri coetanei e in questo caso hanno scelto una sala non convenzionale, perché si tratta di un film di lotta che avrebbero voluto poter proiettare al Cinema America.». Ma arriviamo alla cronaca più recente. Il 13 aprile 2016 questa giovane e piccola esperienza politica vince il bando per la Sala Troisi contro una grande società cinematografica, la Mediaport srl, e il premio Oscar Roberto Benigni decide di inaugurare la sala (10 giugno) con la pellicola Non ci resta che piangere. È allora il caso di dire che questi ragazzi stanno mettendo «le mani sulla città»: a partire dal 1 giugno 2016, per 60 notti, sono loro i protagonisti del Rione Trastevere, con sponsor importanti (tra cui Bnl), che danno quindi il segnale di aver capito non solo la portata culturale di un’esperienza di questo tipo, ma anche la sua rilevanza prettamente economica. L’arena propone pellicole per tutti i gusti e le età, con ospiti di altissimo livello, tra cui Paolo Sorrentino che a sorpresa decide di far proiettare il film che gli è valso l’Oscar, La grande bellezza, in versione estesa. Vi starete chiedendo perché una filippica di questo tipo, forse anche incompleta, riguardo dei fatti di cronaca così locali, nemmeno troppo attuali, considerando che le proiezioni sono finite circa un mese fa. Quante sale abbandonate ci sono nella vostra città? Di chi sono e come sono ridotte?

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