L’intervista. Pippo Civati: migranti deportati

Pippo Civati, fondatore del movimento Possibile, la scorsa settimana ha denunciato una deportazione collettiva di migranti verso il Sudan, molti dei quali richiedenti la protezione internazionale. Sottolineando che «Egitto e Sudan sono paesi in cui il rispetto dei diritti umani non è garantito ed ognuno dei deportati ha diritto alla valutazione individuale della sua domanda di asilo. E non può essere deportato senza essere obbligatoriamente informato circa il diritto di presentare domanda di asilo», ha chiesto chiarimenti al ministro Alfano.

civati

In che modo è venuto a sapere della vicenda?
Siamo in contatto da tempo con associazioni e avvocati che seguono le questioni collegate allʼimmigrazione e allʼaccoglienza. Spesso si scontrano con un muro di opacità. Noi però continuiamo a raccogliere segnalazioni e chiediamo al governo di verificare e intervenire, come è giusto che sia.

Crede che fatti simili siano successi altre volte?
Abbiamo segnalato questa vicenda proprio perché speriamo che non ci siano altri episodi del genere e che non diventi una prassi.  Sarebbe illegale e contrario a tutte le norme internazionali.

Come si è conclusa la vicenda? Ha avuto risposta dal Ministero?
Non ancora. Ma lo incalzeremo.

La vicenda ha rappresentato una violazione di leggi internazionali?
Esistono delle precise norme, regole e consuetudini, per quanto riguarda lʼasilo politico, la sua richiesta e le modalità di espulsione. Non è ammissibile una soluzione che non le rispetti, come quella che abbiamo segnalato.

Cʼera qualche motivo per cui le persone espulse non avessero diritto di rimanere in Italia?
Se cʼera, andava verificato e in ogni caso il loro rimpatrio andava gestito diversamente.

Come affronterebbe il problema dei migranti?
In Italia cʼè un modello che funziona: lo Sprar. Le altre soluzioni di emergenza non garantiscono la stessa qualità né il rischio che qualcuno se ne approfitti, come purtroppo è accaduto e accade. Le commissioni poi che devono valutare lo status di rifugiato devono essere messe nelle condizioni di dare risposte in tempi più brevi, come è previsto dalla legge. Due cose che si possono fare subito.

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