Le Marche danno farmaci omeopatici ai terremotati

La Regione Marche, come trapela da una sua comunicazione su Twitter, ha deciso di distribuire gratuitamente farmaci omeopatici alle persone colpite dal terremoto. Questa decisione ha, in modo abbastanza prevedibile, provocato aspre polemiche, provenienti soprattutto dalla stessa comunità medica.

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Salvo Di Grazia, medico e fondatore del noto blog MedBunker, parla apertamente di truffa alle persone colpite dal sisma, mentre il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale (Cicap) si chiede se non «non sarebbe meglio limitarsi ai farmaci di efficacia dimostrata».
Sprecare risorse in iniziative la cui positività è priva di alcun fondamento è del tutto fuori luogo in emergenze come quella in questione e ricorda, per le modalità, altri episodi tipicamente italiani, come lo sono stati la vicenda Di Bella e, soprattutto, il recente caso Stamina. Se da un lato ci si sconcerta per la vastissima ignoranza dimostrata dalla rete in relazione alle bufale legate al terremoto, non ci si dovrebbe più di tanto stupire di tali comportamenti quando sono addirittura le istituzioni le prime a comportarsi in modo del tutto irrazionale e a creare quel clima totalmente privo di logica in cui è concesso credere e, allo stesso tempo, negare qualunque cosa, compresa l’evidenza scientifica.

Siamo stati fraintesi. Il tweet «riparatorio»
Siamo stati fraintesi. Il tweet «riparatorio»

Anche i tentativi di giustificazione sono stati piuttosto deboli. In primo luogo, la Regione prova a smarcarsi affermando che i farmaci saranno messi a disposizione gratuitamente dall’ospedale di Pitigliano, che è pero una struttura pubblica e quindi una tale dichiarazione non fa altro che mettere in luce un’altra brutta abitudine tipicamente italiana, ovvero quella di considerare i soldi pubblici come soldi di nessuno. Secondariamente, secondo la Regione molti cittadini vorrebbero avere accesso a tali cure omeopatiche, che vengono messe dalla stessa sullo stesso piano, per esempio, dei prodotti per celiaci. Anche qui, l’argomentazione non regge: una rappresentanza politica che si limita ad accontentare qualsiasi richiesta popolare in modo del tutto acritico e che non sa distinguere tra un prodotto senza alcuna validità dimostrata e altri di ovvia utilità non avrebbe neppure senso di esistere.
Non possiamo meravigliarci di una società piena di «webeti» finché la qualità della discussione sarà di questo tipo.

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