Perché votare «No»? Il senato dei cento

Perché non va bene?
Checché ne dicano i rappresentanti del «Sì», ridurre il numero dei senatori (e farli lavorare senza indennità) non porta che a un risparmio trascurabile per le casse dello Stato. Secondo il senatore-questore Lucio Malan, che è tra coloro che tengono i conti di Palazzo Madama, tagliare Schermata 2016-08-24 alle 19.10.28213 senatori e far pagare i 100 rimanenti ai consigli regionali di appartenenza porta a un risparmio di 42 milioni per le indennità parlamentari e di altri 37 milioni per i rimborsi: un totale di 79 milioni che, al netto delle imposte versate (che fanno «tornare» parte del denaro nelle casse dello Stato), si riducono a meno di 50. Questa cifra, dichiarata da Malan all’inizio del febbraio scorso, diventa trascurabile di fronte ai 540 milioni di euro che si trovano nel documento di previsione del bilancio 2016. In altre parole solo il 9% delle spese del senato servono a pagare i senatori, il resto (circa 490 milioni) per pagare vitalizi ai parlamentari cessati dal mandato, stipendi e pensioni del personale in servizio e in quiescenza, il contributo unico annuale per i gruppi parlamentari, le commissioni d’inchiesta e via discorrendo. Il risparmio, che innegabilmente esiste, non si inserisce nel progetto dichiarato da Renzi prima della sua nomina: «Un miliardo di tagli alla politica» (Twitter, 19.01.14).
Oltre a questa «presa in giro» (per usare forse un eufemismo), possiamo riscontrare in questa parte della riforma anche un effettivo danno per i cittadini, in particolare per la loro rappresentanza in parlamento. Non è ancora chiara la modalità con cui alcuni consiglieri regionali diventeranno anche senatori, mentre i sindaci verranno eletti dal consiglio regionale di appartenenza. Questo, unitamente ai mandati «sfasati» tra i comuni e tra regioni, porterà Palazzo Madama ad assomigliare più a un albergo a ore che a una sede istituzionale: i numeri del senato, ammesso e non concesso che riflettano il volere dei cittadini, saranno estremamente variabili e, visto che (come vedremo) il senato potrà avere voce in capitolo potenzialmente su tutte le leggi (in alcuni casi obbligatoriamente, in altri solo su richiesta), porterà nel procedimento legislativo una sorta di «mina vagante» con delle maggioranze variabili anche in brevi lassi di tempo.
Infine merita menzione la gratuità del servizio: come abbiamo detto, i futuri senatori riceveranno solo dei rimborsi (le modalità con cui saranno erogati sono ancora tutte da definire) per il tempo e le energie spesi a Palazzo Madama. Sbagliato: riceveranno altro, çe va sans dire, ossia l’immunità parlamentare, al pari dei colleghi onorevoli. Negli ultimi anni solo i consigli regionali di Veneto, Abruzzo e Toscana non hanno avuto scandali: 521 consiglieri regionali indagati, più di 300 imputati e decine di condannati. Ecco, se il ddl Boschi fosse arrivato con qualche anno di anticipo, è probabile che molti di questi (se «eletti» senatori) sarebbero tranquilli ancora al loro posto.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017), studio alla Scuola di Giornalismo della Luiss a Roma. Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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