Referendum: perché NO? Il Capo dello Stato

Perché non va bene?
Al di là delle diverse maggioranze necessarie per la sua elezione, la modifica più rilevante riguardante il Capo dello Stato è che potrà sciogliere soltanto la Camera.
schermata-2016-09-11-alle-20-03-16Il Presidente della Repubblica è un contrappeso all’esecutivo e al parlamento: deve rappresentare più cittadini possibili (ecco perché viene eletto con maggioranza qualificata) e può «fermare» il parlamento sciogliendo le camere o non firmando una legge e rimandandola indietro perché sia rivista. Come può il Capo dello Stato avere il potere di sciogliere solo la Camera se 1. anche il Senato partecipa alla sua elezione; 2. anche il Senato partecipa alla discussione parlamentare?
Il problema maggiore sta nell’accoppiata riforma/legge elettorale: l’enorme premio di maggioranza (che con il ballottaggio potenzialmente può trasformare qualunque percentuale di voto in 340 seggi su 630 alla Camera) unito all’elezione di secondo grado – con modalità, lo ricordiamo, ancora tutte da definire – del Senato, può rendere plausibile la perdita da parte del Presidente della Repubblica del ruolo di arbitro e quindi di entità super partes. Questa eventualità, che potrebbe anche non verificarsi ma questo non significa che non sussista, è in netta contrapposizione con quanto affermato in precedenza, ossia con il fatto che il Capo dello Stato per i suddetti motivi è un contrappeso al potere dell’esecutivo e del parlamento.
Il Senato, come abbiamo detto all’inizio, non può essere sciolto dal Presidente della Repubblica e questo, visto che partecipa anch’esso al processo legislativo, crea un’anomalia non da poco.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017), studio alla Scuola di Giornalismo della Luiss a Roma. Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

2 pensieri riguardo “Referendum: perché NO? Il Capo dello Stato

  • settembre 15, 2016 in 5:55 pm
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    Avevo già commentato questo articolo ma il commento pur essendo stato letto dal moderatore (visto che è stato corretto un errore piuttosto vistoso nel testo) non è apparso. Anche se in parte mendato, il post rimane povero di sane fondamenta logiche. Torno a dire ciò che ho già detto (sperando questa volta che il commento venga pubblicato): il potere di scioglimento non c’entra un tubo con il procedimento legislativo, bensì serve come strumento per superare situazioni di stallo, dovute principalmente all’impossibilità di formare un governo che abbia la fiducia delle Camere. E posto che nella Riforma il governo deve ricevere la fiducia solo della Camera dei Deputati, ed essendo oltretutto solo tale Camera eletta dal Popolo, perché mai il PdR dovrebbe sciogliere anche il Senato?
    Inoltre (come già scritto precedentemente) rimane oscuro perché mai la riforma del potere di scioglimento dovrebbe ledere l’imparzialità del PdR.
    Buonagiornata

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    • settembre 16, 2016 in 10:16 am
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      Caro Umberto, se anziché lamentarsi lei avesse letto quanto è scritto nell’articolo, vedrebbe anche la risposta alla sua domanda: “Il problema maggiore sta nell’accoppiata riforma/legge elettorale: l’enorme premio di maggioranza (che con il ballottaggio potenzialmente può trasformare qualunque percentuale di voto in 340 seggi su 630 alla Camera) unito all’elezione di secondo grado – con modalità, lo ricordiamo, ancora tutte da definire – del Senato, può rendere plausibile la perdita da parte del Presidente della Repubblica del ruolo di arbitro e quindi di entità super partes.” Se contiamo che i 3/5 di 730 sono 438, alla maggioranza servono (nel caso in cui tutti i parlamentari fossero presenti alla votazione) 98 voti per prendersi il PdR che, tra Senato non eletto e nominato con modalità tutte da verificare e coalizioni più o meno posticce, sono facilmente reperibili. Un PdR eletto da un partito (o da una coalizione) non è in partenza imparziale, ossia il “Presidente di tutti” come si usa dire.
      Funziona così anche adesso? Sì, e questo l’autore dell’articolo non lo dice e dovrebbe invece dirlo. Però stiamo parlando di una riforma che doveva essere la cura a tutti i mali e così sta dimostrando di non essere.

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