Miss Italia: un concorso fuori tempo massimo

Anche quest’anno si è svolta «Miss Italia». Appuntamento che può essere ormai definito obsoleto rispetto all’epoca in cui viviamo, caratterizzata da talent show e programmi (come quelli della rete televisiva Real Time) che rapiscono il popolo italiano con appuntamenti quasi maniacali.

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Oggi è impossibile pensare di poter delineare un tipo di bellezza che dovrebbe rappresentare il modello di ragazza italiana, quando i mezzi tecnologici e i social network mirano al principio di espressione di diversità e di libera interpretazione. Numerosi sono gli sforzi fatta dalla moderna generazione per inculcare il concetto di «diversità» come sinonimo di bellezza. Riuscireste a pensare a un mondo in cui tutte le donne portano una 42 e l’unica ambizione delle stesse è vincere Miss Italia? Che noia! Per fortuna non è così. Le donne non puntano più a mostrare il loro bel fisico ma mirano a qualcosa di più, qualcosa di duraturo e che le proietti in un futuro grandioso, acquisire rilievo nella società e realizzarsi in ambito lavorativo. Tutto questo è chiaro agli occhi di tutti ma non ancora a Patrizia Marigliani, che tenta di riportare agli antichi fasti un evento, perpetuando l’opera del padre Enzo in un contesto sociale diverso, ottenendo scarsi esiti. Sostenere che Miss Italia è un programma «passato di moda» è in realtà affermare un dato di fatto. A testimonianza di ciò vi sono le critiche che hanno travolto Miss Italia 2015 e Miss Italia 2016. Entrambe vorrebbero essere la testimonianza dei tempi che cambiano. La donna non porta più i capelli necessariamente lunghi né tanto meno una 42 di taglia. Per tale motivo quest’anno nel concorso di bellezza erano inserite numerose ragazze «curvy», un modo trendy per definire le ragazze con taglia superiore alla 46, e in ciò non ravviso davvero il problema, a parte la catalogazione delle stesse nella categoria «curvy» per distinguerle da ragazze con qualche taglia in meno come se le prime fossero diverse.
La superficialità ha preso il volo partendo da Nina Moric che ha affermato  che «ci troviamo a Miss Italia più curve che magre» accusando gli organizzatori del concorso di aver fondato un’associazione per difendere le «over size». Tutto questo come diretta conseguenza dell’incoronazione di Rachele Raciti e del secondo posto della curvy campana Paola Torrente.
Mi chiedo come si riesca davvero a pensare che Miss Italia debba essere magra al punto di incitare all’anoressia e questa questione diventi così importante da mettere in secondo ordine problematiche ben più importanti che affliggono il mondo femminile. Forse davvero c’è un problema di priorità e di stupefacente anacronismo.

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