La cattiva buona scuola: più semplice, più facile

Nel box qui a fianco abbiamo riassunto la «rivoluzione» scolastica che avverrà nel caso in cui la legge delega (di cui questa è solo la bozza) andrà in porto. La Buona Scuola avrà finalmente un compimento: «semplicità», la parola d’ordine del governo, è sempre presente e qui con effetti forse deleteri.

Palazzo Chigi - Il ministro Giannini illustra le linee guida sulla scuola

Già ai miei tempi, 16 anni fa, la bocciatura alle scuole elementari era un avvenimento eccezionale e questo è abbastanza comprensibile: di fronte a bambini ancora «plasmabili» gli insuccessi scolastici sono spesso frutto di fattori esterni; agire su di essi è più utile di bocciare l’alunno. Quindi qui si tratta di una riforma che rende de iure ciò che ormai era già de facto.
Fa sorridere invece il ritorno delle valutazioni (stavolta in forma di lettere): siamo passati da «Ottimo» a «10» e ora una semplice «A» come nel mondo anglosassone. Non siamo degli esperti ma ci sembrano dettagli rispetto a quelle che sono le vere problematiche della scuola.
Veniamo ora ai cambiamenti più importanti, tutti volti a una semplificazione che si rivela una facilitazione del percorso scolastico: scuoladalla bocciatura alle medie solo in casi eccezionali, alla riduzione delle prove sia agli esami di terza media sia alla maturità. Ripetiamo: non siamo degli esperti ma davvero non ne cogliamo il senso. Già è molto difficile essere bocciati all’Esame di Stato (una volta che si viene ammessi, s’intende), e ancor più a quello di terza media, vogliamo renderli una mera formalità? Parlando in particolare della maturità che, avendola vissuta solo 3 anni fa, mi ricordo meglio, la terza prova (le quattro materie in 3 ore) era lo spauracchio e la prova in cui si testavano maggiormente le conoscenze. Le prime due prove mettevano alla prova le competenze, il saper usare ciò che si conosce, mentre la terza (forse un po’ troppo nozionistica) riguardava lo studio in senso stretto, le conoscenze acquisite nell’ultimo anno di scuola. Eliminarla significa rendere ancor più facile un esame che avrebbe un significato simbolico enorme (il termine obsoleto «maturità» lo incarna perfettamente).
Che questo sia il governo del «facile è bello» lo sapevamo già, ma qui non si tratta di discussioni politiche sul sesso degli angeli, bensì sulla formazione di quelli che saranno i cittadini di domani. Se per qualcuno gli esami non rappresentano che la naturale conseguenza dello studio, per molti altri sono la ragione principale per cui bisogna applicarsi e impegnarsi. Renderli più semplici significa demotivare, fornire traguardi più accessibili, dare ancora una carota a degli studenti visti come caproni.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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