Storia: leggiamo i libri della scuola fascista

«Padre nostro che sei nei Cieli… Benedici i Sovrani, i Principi, il Duce nostro nella grande fatica che Egli compie; e poiché l’hai donato all’Italia, fallo vivere a lungo per l’Italia e fa che tutti siano degni di lui, che non conosce riposo vero se non quando è in mezzo a noi fanciulli e ci sorride col suo luminoso sorriso». Questa era la «Preghiera del balilla», come riportata nel Libro della quinta classe. Letture del 1940.

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Sorridiamo, ovviamente, noi uomini liberi e lontani da questa propaganda da due soldi che (saranno stati stupidi i nostri progenitori) stranamente primolibrofunzionava, oltre a soddisfare lo smisurato ego di Benito Mussolini.
Sorridiamo di fronte al Primo libro del Fascista, datato anch’esso 1940: «un manuale a tutti accessibile che contiene quanto è indispensabile conoscere circa la nostra Rivoluzione, il Partito, il Regime, lo Stato mussoliniano», per usare le parole dello stesso Mussolini, «Duce del Fascismo, creatore e fondatore dell’Impero». Quest’ultimo volumetto è una raccolta di Faq (Frequently Asked Questions) ante litteram riguardanti il Regime, a cui seguono risposte a volte disarmanti nella loro insensatezza: «Perché il Duce è Capo della Milizia?», chiede un ipotetico bambino curioso. La risposta, volta ovviamente a instillare nel balilla il rispetto incondizionato del diritto, non lascia adito a obiezioni: «Perché così dispongono le leggi dello Stato». Se in un regime liberale o democratico, il parlamento «può sempre determinare la caduta del capo del governo», nel regime fascista questo non è possibile: il Duce «rappresenta la intera Nazione, che è ai suoi ordini nella disciplina fascista e nella fede della Patria».

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