Infanzia: un’educazione senza manualità

È incredibile vedere come anni di teorie pedagogiche mirate all’annullamento del nozionismo, al supporto alla cultura del fare, della manualità, all’incremento di fantasia e creatività vengano annullati da un banalissimo: «Maestra, io i nodi non li so fare neanche ai lacci delle scarpe: mamma e papà mi comprano quelle con gli strappi». Ricordo perfettamente quanto perplessa rimasi nel sentire una così sconvolgente ma sincera affermazione uscire dalla bocca di un bambino di 7 anni.

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Agli studenti di pedagogia e scienze della formazione vengono inculcate per anni idee rivoluzionarie e illuminanti in ambito formativo sul valore dell’esperienza «con mano» che ciascun bambino dovrebbe possedere nel suo bagaglio educativo, per poi trovarsi di fronte a una classe di un qualsiasi grado della scuola primaria con la desolante consapevolezza che molti dei grandi della pedagogia hanno forse predicato invano per anni il loro credo pedagogico e ora si stanno rivoltando nella tomba.
Non intendo fare del qualunquismo su larga scala. La mia personalissima esperienza con bambini in età scolare, come animatrice, babysitter e stagista mi hanno palesato una sconcertante verità: stiamo reprimendo la creatività dei più sani portatori di fantasia e di immaginazione.
La soppressione delle capacità più innate e pure che un essere umano può possedere fin dalla più tenera età deriva principalmente da un unico e grande fattore: si cerca di accontentare i bambini in ogni modo, il più efficiente e veloce possibile, senza però ascoltare i loro veri bisogni.
Dimenticando trascurabili concetti quale l’educazione puerocentrica, il genitore indaffarato e occupato con il lavoro che lascia il figlio di fronte allo schermo TV; l’insegnante pigro che abbandona l’alunno
davanti a un monitor nella speranza che qualcun altro possa svolgere il suo lavoro. Da cosa nasce cosa, così dice il detto, e il germoglio non innaffiato della sana voglia di fantasticare e creare qualcosa con il semplice potere delle mani e della mente appassisce senza pietà. C’è da stupirsi se un pargoletto sa tenere magistralmente un cellulare tra le sue piccole manine ma fatica a ritagliare lungo i bordi una figura curvilinea?
C’è la necessità, se non l’urgentissimo bisogno di prestare attenzione a questi piccoli futuri uomini, di prestare tempo e dedizione: la creatività cresce assieme a loro solo se coltivata.
Perché non insegniamo ai  bambini ad usare l’energia delle loro mani, facendola sprigionare in tutta la sua potenza, invece di comprare loro scarpe con gli strap?

Emanuela Baggio

Emanuela, 19 Studentessa, attrice, ama l'arte in tutte le sue forme. Filantropa e amante dei gatti, sogna di fare dell'arte della scrittura la sua professione.

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