Risparmi dai consigli regionali? Massimo 82 mln

non vi sarete dimenticati di Enrico Zanetti? Viceministro dell’Economia e gigante della disciplina, ne ha combinata un’altra che ci riguarda da vicino. Venerdì scorso, come già sapete, abbiamo cercato di spiegargli che il risparmio di 48 milioni di euro non deriva da tutta la riforma costituzionale, bensì solamente dall’abolizione delle indennità dei senatori, al netto delle tasse. Gli abbiamo anche chiesto da dove derivassero gli altri 450 milioni da lui previsti («Secondo il governo, l’insieme di questi risparmi (derivati dalla riforma Boschi, ndr), insieme a quelli già stimati anche dalla Ragioneria di Stato, si avvicina a 500 milioni») e la risposta di Zanetti ci ha convinti poco, anche se abbiamo preferito rimandare le verifiche: «200 milioni ulteriori solo da consiglieri regionali e gruppi consiliari. Tanto per dire», ha commentato umile as usual.

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Noi gufi, rosiconi e pure un po’ rompipalle abbiamo fatto qualche schermata-2016-10-11-alle-17-12-15conto, sebbene con un buon margine di approssimazione, e proviamo qui a esporvelo, sperando con tutto il cuore di essere smentiti da documenti e non da semplici dichiarazioni di esponenti del governo.
Vi riportiamo qui accanto il primo comma dell’articolo 122 modificato dalla riforma Boschi. Come potete vedere, è stato aggiunto il limite degli emolumenti del consiglio e della giunta regionale sulla base di quelli del sindaco del Comune capoluogo.
Queste poche righe dovrebbero portare, secondo Enrico Zanetti, a una delle due parti dei 200 milioni di euro da lui citati, supponiamo in un anno e non in un secolo. La menzione ai «gruppi consiliari» immaginiamo si riferisca al fatto che con la riforma costituzionale «non possono essere corrisposti rimborsi o analoghi trasferimenti monetari recanti oneri a carico della cittadinanza pubblica in favore dei gruppi politici presenti nei Consigli regionali».
Premettiamo che, secondo quanto affermato dalla ministra Boschi a Palermo il 14 maggio scorso, la riforma costituzionale non tocca (ancora) le regioni a statuto speciale che si devono adeguare «di intesa con lo Stato»: si rinvia tutto quindi al «confronto che dovrà esserci con le regioni a statuto speciale». In effetti è difficile immaginare perché, se (citiamo la ministra) l’articolo 116 sulle competenze delle regioni non riguarda quelle a statuto speciale, debba riguardarle il suddetto articolo 122.
Quindi le regioni di cui stiamo parlando sono quelle a statuto ordinario, per l’esattezza 15 su 21.
I consiglieri regionali sono in totale 600, ai quali bisogna aggiungere i 15 presidenti delle regioni. In totale quindi abbiamo 615 emolumenti.

Forse non tutti sanno che, a fine 2012, tutte le regioni si sono impegnate a rispettare il tetto massimo di 13.800 euro mensili per gli stipendi dei schermata-2016-10-11-alle-18-23-08presidenti, e di 11.100 euro per i consiglieri. Cifre lorde che includono indennità e spese.
Proviamo a vedere il «caso limite»: se per assurdo non dessimo più né indennità né rimborso spese a presidenti e consiglieri regionali, quanto risparmieremmo, al massimo?
Supponiamo quindi, anche se non è così, che tutti i 15 presidenti di regioni a statuto ordinario ricevano 13.800 euro al mese e tutti i 600 consiglieri regionali 11.100 euro al mese. Precisiamo che nessuno sfora il tetto e anzi più di qualcuno riceve qualche migliaio di euro di meno.
Stando così le cose, il risparmio ammonterebbe a 2,5 milioni di euro con le indennità dei presidenti di regione e 80 milioni con quelle dei consiglieri regionali. Totale circa 82 milioni di euro. Vi ricordiamo che stiamo formulando il «caso limite» in cui azzeriamo indennità e rimborso spese. Ovviamente il risparmio reale sarà molto molto inferiore.
Quindi, per raggiungere i 200 milioni dichiarati da Zanetti, il risparmio derivante dall’abolizione dei finanziamenti pubblici ai gruppi consiliari regionali dev’essere di minimo 118 milioni. Significa intorno agli 8 milioni, in media, per ogni regione a statuto ordinario.
Facciamo solo un esempio, la Lombardia: dei 10 gruppi consiliari presenti, nel 2015 nessuno ha avuto entrate dell’ordine delle centinaia di migliaia di euro. Quindi eliminandoli non si risparmia neppure un milione.
Abbiamo chiesto a Enrico Zanetti le fonti di questi dati ma, così pronto a rispondere alla nostra provocazione, fino a ieri (4 giorni dopo la richiesta) non ha ancora risposto. Speriamo davvero di essere smentiti, perché non possiamo credere che si tratti dell’ennesimo bluff.

 

Tito Borsa

Giornalista professionista e fotografo. Ho pubblicato vari libri tra storia, inchiesta giornalistica e fotografia

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