Fare figli è una scelta, non un dovere sociale

La polemica del giorno riguarda Mario Adinolfi, cattolicissimo direttore dello straordinario quotidiano La Croce, e Annalisa Chirico. Oggetto della contesa? Una coppia che ha 11 figli. «Questa mamma ha saltato la propria giovinezza, come in uno iato esistenziale, dall’adolescenza è passata all’adultità. Sullo sfondo gli undici bambini che dovranno spartirsi il pane, scarso, e i sogni, in moltitudine. L’economia dello sviluppo insegna che, man mano che le società raggiungono livelli di benessere maggiori, i tassi di natalità calano», ha sentenziato la Chirico. «Qualcuno fa il contadino, qualcuna fa la moglie del contadino, alcuni fanno ancora con gioia e fatica il papà e la mamma. La Chirico si compra le scarpe di Jimmy Choo da duemila euro a botta (ce lo fa sapere nell’articoletto) e non ha figli. Ci sarebbe da scommettere su chi, alla fine, provochi davvero compassione», è la risposta di Adinolfi.

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Il lettore potrà dire, a ragione, chi se ne frega. Il punto è che dietro questa diatriba c’è qualcosa di ben più grave della lite fra due giornalisti: entrambi, da punti di vista differenti, pensano che ci sia un modo giusto per gestire la propria vita personale e familiare: da una parte la Chirico che prova «compassione» per chi «ha trascorso in stato di gravidanza 100 degli ultimi 192 mesi, in altre parole è stata “gravida” per quasi metà degli ultimi sedici anni»; dall’altra Adinolfi che ovviamente sta dalla parte della famiglia, più numerosa possibile.
Entrambi ritengono di essere nel giusto, ovviamente, e di conseguenza non possono che pensare che esista un modo «corretto» di avere una famiglia o di non averla.
Autoritari entrambi, la Chirico e Adinolfi ricordano tanto le criticatissime campagne per la fertilità del ministro Lorenzin: avere figli è un dovere oppure averne troppi significa «utilizzare» la donna. Se scoprissimo che la signora degli 11 figli è stata costretta, coltello alla gola, a partorire in continuazione oppure che non è in grado, economicamente, di far fronte a una prole così numerosa, solo allora potremmo dire qualcosa. Per adesso è nel suo diritto di utilizzare se stessa secondo i propri desideri: una famiglia numerosa o una famiglia senza figli non deve essere assolutamente giudicata da chicchessia.
Adinolfi vorrebbe che si inveisse contro «chi ha causato 105mila aborti in un paese a natalità sottozero»? Anche qui entriamo in un territorio di parole ripetute: se sua moglie non concepisce l’aborto, affari suoi; ma stiamo parlando di un diritto che è esercitabile, per definizione, solo da chi intende farlo.
Proviamo a occuparci tutti di cose serie? Magari senza pretendere di avere gli strumenti per giudicare le scelte degli altri? Fare o non fare figli è una scelta, non un dovere sociale.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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