Referendum: il «Sì» si prende anche il voto di Montanelli

otessepro arruolare anche Napoleone o Rousseau, lo farebbero subito. Referendum costituzionale del 4 dicembre: lo schieramento del «Sì» acciuffa anche Indro Montanelli, scomparso nel 2001. Prima riproponendo un’intervista rilasciata nel 1999, poi con un articolo «Montanelli e le reazioni scomposte: la verità è scomoda» su bastaunsi.it: «La verità è scomoda. La verità parla di 30 e più anni di riflessioni e tentativi falliti di riforma della Costituzione, di partiti ed esponenti politici che diventano riformatori o reazionari a giorni alterni, sulla base della convenienza personale».

Indro Montanelli con Mario Cervi
Indro Montanelli con Mario Cervi

Alain Elkann chiedeva al vecchio Indro se fosse giusto cambiare la Costituzione: «Ma certo che è giusto! Deve essere riscritta secondo criteri logici, non criteri illogici. Tutte le volte che si diceva di restituire potere all’esecutivo, e mettere il Governo nelle condizioni di governare si veniva tacciati di essere fascisti. Con questo ricatto abbiamo fatto le più grosse scempiaggini che si potesse immaginare». Il problema è innanzitutto che la riforma costituzionale non potenzia solo l’esecutivo: lo fa senza dotare la democrazia di contropesi alla forza superiore del governo. E poi, lo diceva Montanelli, bisogna riscrivere la Costituzione «secondo criteri logici», non a caso e seguendo chi dice «Meglio di niente». È aberrante che su bastaunsi.it si sussurri la frase «Weimar è sempre dietro l’angolo»: leggendo fra le righe si capisce che se vince il «No» aumenteranno le possibilità di ascesa di un nuovo Hitler e questo, a meno di un Enrico Zanetti dotato di sfera di cristallo, è assurdo. Non bastava arruolare Nilde Iotti, Pietro Ingrao ed Enrico Berlinguer: per strizzare l’occhio alla destra conservatrice ecco Indro Montanelli. La Fondazione che porta il nome del giornalista di Fucecchio si è già opposta a quella che è una vera strumentalizzazione: le dichiarazioni hanno valore nel momento in cui vengono dette, non in circostanze diverse.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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