Tina Anselmi: Berti (M5S) e la Gramigna (Pd) cercano consensi

Certe volte la cronaca manda davvero un po’ fuori di testa, dobbiamo dirlo. L’esempio lampante di questo è stata la senatrice pentastellata Enza Blundo che, a 61 minuti dal fortissimo sisma di domenica mattina, si è lasciata andare a tesi complottistiche su Facebook, salvo poi scusarsi. Ha ragione lei: un errore grave può compromettere una carriera di sacrifici e ottime intenzioni. Ma è così che va il mondo e noi stiamo ancora attendendo le sue dimissioni perché è assurdo che una donna capace di abbandonarsi all’irrealtà in modo così evidente occupi un posto al Senato.

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Purtroppo però Enza Blundo non è da sola nella compagnia di quelli che sono stati fatti sbroccare dalla feroce attualità. Se però la senatrice ha l’alibi della tremenda scossa di terremoto, il consigliere regionale veneto del M5S (nonché candidato presidente nel 2015) Jacopo Berti e la coordinatrice del comitato toscano di «Donne per il Sì» Antonella Gramigna non sono scusati: per quanto tenessero a Tina Anselmi, staffetta partigiana e prima donna a essere ministro in Italia, la sua scomparsa non giustifica quanto hanno scritto.

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Jacopo Berti, che già aveva paragonato all’Isis il criticabilissimo sindaco di Padova Massimo Bitonci, ora sostiene che la riforma costituzionale porti avanti «il piano antidemocratico della P2», ossia della loggia massonica con a capo Licio Gelli. E ovviamente utilizza la scomparsa della Anselmi per fare propaganda per il «No» al referendum.

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Antonella Gramigna va ancora oltre: oltre a utilizzare Tina Anselmi per racimolare qualche voto a favore del «Sì», sbaglia maldestramente persona perché quella nella foto è Nilde Iotti, prima donna presidente della Camera scomparsa nel 1999. Facciamo sommessamente notare alla Gramigna che Tina Anselmi e Nilde Iotti hanno raggiunto posizioni politiche di primo piano per le loro capacità e per i loro meriti, non grazie alle quote rosa.

Come sempre è partita anche questa volta la corsa all’attribuzione di idee politiche ai morti che ovviamente non possono smentire.
Si tratta di uno utilizzo vergognoso della scomparsa di qualcuno a fini politici: non è questione di rispetto per la morte e per il dolore, è semplicemente questione di rispetto per la politica, che dovrebbe essere scambio, anche duro, confronto e qualche volta compromesso.
Tina Anselmi, ma anche Nilde Iotti tirata per i capelli nella mischia, ovunque siano piangeranno di fronte a un confronto politico di cotanta bassezza.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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