Pedagogia: in difesa della violenza nelle fiabe popolari

Le fiabe hanno un forte valore educativo, poiché esse sono una sorta di catalogo delle opzioni di avvenimenti che la vita può presentare alla persona. Le cosiddette «fiabe popolari» sono inoltre uno specchio di precisi avvenimenti storici, sociali e culturali: basti pensare alle condizioni di povertà e miseria in cui riversavano molti dei personaggi delle storie dei fratelli Grimm.

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Tale aderenza iniziale alla realtà nelle fiabe permette ai bambini di impersonarsi nei vari personaggi e vivere la storia in maniera trasportata. Sappiamo tuttavia che le fiabe classiche, quelle popolari quali le sopracitate dei fratelli Grimm, sono state rese «moderne» adattandole, in teoria, alla sensibilità infantile. Molta della violenza intrinseca in quelle storie viene censurata e abbellita, per non incappare nel rischio di traumatizzare il pargoletto: il piccolo resterebbe scioccato nell’apprendere che le sorellastre di Cenerentola si sono mozzate dita e talloni pur di entrare nella scarpetta di cristallo. Ma ne siamo davvero sicuri?
Lo psicanalista Bruno Bettelheim, nel suo scritto Il mondo incantato (1976) afferma invece il contrario: le fiabe «moderne», a differenza di quelle tradizionali, così censurate e abbellite a uso e consumo dell’idea che un adulto ha sulla sensibilità infantile, non aiutano affatto il bambino.
Le fiabe propongono situazioni di vita problematiche, pur semplificate e romanzate per catturare la fantasia dei bambini, rappresentando male e bene come condizioni necessarie dell’essere: la morte, la cattiveria, le brutture della vita devono essere presentate al bambino, lo aiutano ad affrontare la vita reale attraverso una visione magica del mondo. Vivere,  seppur a livello inconscio, fantasie e trasgressioni, come le gesta compiute dagli antagonisti della fiaba, così a contrasto con le regole sociali che vengono imposte, che il bambino può trasgredire, pun prettamente a livello mentale, creando appagamento e consapevolezza di se stessi, li rassicura in maniera assai più efficace di quanto non potrebbe fare una fiaba moderna preconfezionata su misura. Diventare adulti da sotto una campana di vetro non vale, neppure in una fiaba.

Emanuela Baggio

Emanuela, 19 Studentessa, attrice, ama l'arte in tutte le sue forme. Filantropa e amante dei gatti, sogna di fare dell'arte della scrittura la sua professione.

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