Referendum: rispondiamo alle obiezioni di un lettore

Scrivere un pamphlet sulla riforma costituzionale è stato un lavoro tutt’altro che semplice, soprattutto per me laureando in Filosofia e non in giurisprudenza. Nonostante questo, penso di aver scritto un libretto passabile e senza errori macroscopici, soprattutto in virtù delle tante letture sulla riforma che hanno preceduto la stesura. Un utente su Facebook, che voterà «Sì» al referendum del 4 dicembre, ha voluto dire la sua sulle motivazioni che mi porteranno a barrare la casella del «No». Lo ringraziamo e proviamo oggi a rispondergli almeno sommariamente.

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A proposito del risparmio che si avrà dal «nuovo» Senato, ci viene detto:«Risparmio trascurabile di 50 milioni. Trascurabile? Sono 50mila stipendi che possono essere erogati come aiuti all’Inps. Il progetto di Renzi dice “Un miliardo dalla politica”, non “Un miliardo dal Senato”, questo è un errore deplorevole del testo». Purtroppo il «deplorevole» errore non c’è: nel pamphlet si cita il tweet di Renzi che parla di «Un miliardo di tagli alla politica». A parte questo, visto che ci si riferisce a cifre annue e che 50 milioni diviso 50mila dà come risultato 1000, è difficile poter pensare a stipendi di mille euro all’anno, ossia circa 83 euro al mese.
L’utente poi ci fa presente che «L’elezione dei consiglieri regionali dipenderà dalla legge elettorale» e questo è vero, ma la legge elettorale deve ovviamente essere conforme ai diktat costituzionali e al (nuovo) articolo 57 si dice chiaramente che «I Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento e di Bolzano eleggono, con metodo proporzionale, i senatori fra i propri componenti e, nella misura di uno per ciascuno, fra i sindaci dei comuni dei rispettivi territori», quindi è vero anche che non voteremo più per il Senato.
Il nostro lettore ci dice che «L’articolo 70 nuovo spiega in maniera chiara ed esplicita caso per caso i rapporti legislativi tra Camera e Senato, indicando caso per caso il da farsi», e noi siamo felici di questo e lo preghiamo di spiegare la questione ai costituzionalisti che ancora si interrogano sul numero di iter legislativi generati dalla riforma.
Per quanto riguarda invece il ruolo del Governo, che nel pamphlet viene definito «dominus della riforma», il nostro lettore si lamenta di non aver inteso il nostro discorso, quindi lo ripetiamo. Sia la «corsia preferenziale» che avranno i disegni di legge di iniziativa governativa, sia la «clausola di supremazia statale» che porterà il governo a decidere se e quando lo Stato potrà legiferare su questioni di competenza esclusiva delle Regioni, mostrano come il potere dell’esecutivo non sia assolutamente rimasto invariato, anzi aumenti.
Per quanto riguarda il Presidente della Repubblica, nel pamphlet si evidenziava – al di là delle diverse maggioranze necessarie per l’elezione – che potrà sciogliere soltanto la Camera. Il nostro lettore mostra di non aver capito il nocciolo del problema, perché ci fa presente che «Questo passaggio dimostra subito la contraddizione dell’autore in quanto scogliendo la Camera indici elezioni politiche, scogliendo il Senato non fai nulla a meno che non indici 20 elezioni regionali». Il problema non è questo: lo scioglimento della sola Camera va in contraddizione con il ruolo che ha il Senato, che da una parte concorre all’elezione del Capo dello Stato, e dall’altra concorre anch’esso al procedimento legislativo, anche se con modalità (sulla carta) diverse dalla Camera. Quindi perché, al di là delle ovvie difficoltà pratiche che questo comporterebbe, il Senato non può essere sciolto e la Camera sì?
Ci fermiamo qui: abbiamo preso le parti più interessanti delle obiezioni che ci sono state poste e, speriamo, le abbiamo spiegate in modo più chiaro.
Se avete altre domande rimaniamo ovviamente a disposizione di tutti i nostri lettori.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

Un pensiero riguardo “Referendum: rispondiamo alle obiezioni di un lettore

  • novembre 15, 2016 in 7:19 pm
    Permalink

    Il fatto che il Senato partecipi (talora) al procedimento legislativo non ha molta rilevanza nel discorso: il punto è un altro, e riguarda quali camere votino la fiducia. Il Senato non può essere sciolto perché non vota la fiducia. E non vota la fiducia perché non è elettivo: la fiducia al governo possono darla solo gli organi emanazione della volontà popolare. Lo sciogliemento, d’altro canto, è uno strumento (un “extrema ratio”) cui si ricorre proprio per superare una situazione di stallo: quella in cui non si è in grado di formare un governo capace di ricevere dalle Camere la fiducia. Ora, se il Senato non vota la fiducia, per quale ragione lo si dovrebbe sciogliere?

    Risposta

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