Usa: le proteste contro Donald Trump sono una follia

donald Trump è presidente degli Stati Uniti d’America. Si è realizzato l’incubo di milioni di elettori e di tantissimi simpatizzanti europei che avevano accolto con giubilo Barack Obama otto anni fa e che ora si scandalizzano per l’ascesa alla Casa Bianca di un miliardario preistorico.

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E fin qui va tutto quasi bene: se da una parte è semplicistico ed errato dividere in modo manicheo «buoni» e «cattivi», dall’altra si tratta di una normale lotta politica, anche se troppo spesso con toni e accuse davvero eccessivi.
Quello che non va bene sono le proteste che in questi giorni stanno infiammando gli States. Manifestare è un diritto, ma deve anche avere un senso la protesta. Se ci si lamenta del risultato di un voto democratico, ecco che l’atto perde di qualunque senso. Chi è l’obiettivo di queste proteste? Di sicuro non può essere Donald Trump: da presidente appena eletto non ha ancora fatto niente né potuto farlo. Contro i suoi elettori? Parrebbe l’unica scelta plausibile ma anche questa è priva di significato: il suffragio universale significa che può votare chiunque e quindi anche chi ha idee molto diverse dalle nostre. Lamentarci se qualcuno fa una scelta politica che non che non ci piace è davvero una follia.
«Duecento gli arresti a Los Angeles per non aver rispettato l’ordine di disperdersi, mentre a Portland, Oregon, dove le contestazioni sono degenerate in vandalismi, un manifestante è rimasto ferito da uno sconosciuto che la polizia sta ancora ricercando. Ma la gran parte dei cortei che attraversano varie città americane restano pacifici, come quello di migliaia di persone che hanno sfilato oggi a New York da Union Square sino alla blindatissima Trump Tower sulla Fifth avenue, dove risiede il presidente eletto». Così riassumeva l’Huffington Post Italia il 12 novembre scorso.
La situazione è chiara: ci si oppone all’elezione democratica di un presidente e così facendo si uccide l’essenza democratica di una nazione. La democrazia è «dittatura della maggioranza», può piacere o non piacere ma, tra i sistemi politici, è il meno peggio che ci siamo inventati. Essere una democrazia, quindi vivere in una democrazia, significa anche accettare i risultati che questo sistema politico consegna dopo le urne.
Le proteste non sono solo insensate, sono assolutamente antidemocratiche: non può esserci democrazia dove il voto di alcuni cittadini è «più giusto» di quello degli altri. La democrazia è maggioranza: se la raggiungi governi, se non la raggiungi fai opposizione e controlli chi governa. Elementare? Pare di no.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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