Fatica sprecata: Matteo Renzi rimane l’oggetto del referendum

Seguitiamo imperterriti, a due settimane dal voto, a interrogarci sugli esiti politici, economici e giuridici della trionfo o o della sconfitta renziana. Ebbene sì: comunque vada il referendum Renzi piglia tutto. Se vince il «Sì» ovviamente sarebbe lui a erigersi a creatore della nuova Italia, se vince il «No» (e se così fosse, non ci sarebbero molti voti di differenza) Renzi potrebbe definirsi comunque creatore di quell’ala di voto.

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Checché se ne dica, questo è un referendum su Matteo Renzi. È sbagliato e la colpa di ciò è solo sua. Ma è così e ormai ci possiamo fare ben poco. Quasi nessun italiano conosce i dettagli della riforma costituzionale e una minima parte di questi ha una propria idea in merito. Risultato: non si vota sulla riforma ma «di pancia».
Quindi funzionano collegamenti sbagliati fra il premier e il ddl Boschi, fra il fronte del «No» e l’eterogeneità dei suoi rappresentanti. Matteo Renzi ha voluto mandare tutto in vacca e, in un paese in cui l’opinione pubblica non ragiona, ce la sta facendo. Non si può più dire così sicuro del risultato e quindi ha tolto una parte delle fiches dal tavolo: da «Se vince il “No” mi ritiro dalla politica» è passato rapidamente al più blando «Se vince il “No” non è la fine del mondo non succede nulla».
Lo abbiamo detto spesso in queste settimane: il destino di Matteo Renzi non dev’essere legato al risultato del referendum. I cittadini devono votare nel merito della riforma e su null’altro.
Ma queste sono parole al vento: è inutile sostenere altrimenti, la riforma è su Matteo Renzi e questo fa funzionare gli slogan di Salvini e quelli del fronte del «Sì» («Vota “Sì” per mandare a casa Grillo, Brunetta, D’Alema»). Il voto di pancia è molto più imprevedibile rispetto a quello informato e ci preoccupano non poco gli ancora tanti indecisi.
Non avremmo nulla da obiettare se vincesse un «Sì» consapevole, ci rattristiamo e ci incazziamo se a vincere è uno schieramento (che sia uno o l’altro poco importa) composto da elettori che hanno votato per motivi diversi dalla materia del voto.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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