Crioconservazione: fra scienza, etica e problemi sociali

«Mi è stato chiesto di spiegare il motivo per cui voglio sottopormi a questa cosa insolita. Ho solo 14 anni e non voglio morire, ma so che sto per farlo. Penso che essere crioconservata mi dia la possibilità di essere svegliata e magari curata, anche tra centinaia d’anni. Non voglio essere sepolta sottoterra. Voglio vivere più a lungo e penso che in futuro si possa trovare una cura per il mio cancro e mi potrò risvegliare. Voglio avere questa opportunità. Questo è il mio desiderio».

crioconservazione

Con queste parole una quattordicenne inglese, poco prima di morire, malata di cancro, ha convinto il giudice dell’Alta Corte di Londra Peter Jackson a consentirle di essere ibernata negli Stati Uniti, uno dei soli due luoghi, con la Russia, dove è possibile sottoporsi a tale pratica. La decisione non ha riguardato tanto la crioconservazione in sé, quanto piuttosto la disputa tra la madre, con la quale la minore viveva, favorevole ad assecondare il desiderio della figlia, e il padre, che invece non la vedeva più da sei anni, preoccupato per le difficoltà che avrebbe anche nel caso in cui in un lontano futuro fosse possibile risvegliarla, in quanto si ritroverebbe, a suo dire, senza legami in un contesto del tutto sconosciuto. Il giudice si è pronunciato solo dopo aver visitato personalmente la ragazza. Nonostante la sentenza, però, ci sono stati alcuni problemi al momento del decesso, compresa una certa preoccupazione da parte dei medici, che avrebbero dovuto aiutare nella preparazione del corpo riguardo le procedure da attuare. Anche per questo il giudice Jackson ha sottolineato l’importanza di arrivare presto a misure di intervento standard e condivise, in modo che impasse come questa non debbano ripetersi.
I corpi in stato di crioconservazione in tutto il mondo dovrebbero essere circa 300, mentre le richieste per trattamenti futuri crescono di anno in anno, con un costo che può raggiungere i 200 mila dollari per ogni singolo caso. La tecnica prevede, dopo aver sostituito i fluidi corporei con uno speciale liquido, di abbassare velocemente la temperatura del corpo della persona immediatamente dopo la sua morte, fino a mantenerlo a -196 gradi in azoto liquido. Attualmente non è possibile agire prima decesso in nessuno Stato, come invece vorrebbero i più convinti, per salvaguardare i tessuti prima degli effetti di un’eventuale malattia. Per quanto riguarda l’Italia, nessuna legge vieta la crioconservazione e sono già nate società che garantiscono il trasporto e si occupano di tutta la logistica riguardante il trasferimento nei paesi dove essa è attuata.
Oltre alla questione tecniche (per ora non c’è alcuna garanzia che i corpi ibernati potranno mai essere risvegliati, anche se alcuni esperimenti condotti su animali sembrano essere incoraggianti) la crioconservazione porta con sé anche alcune questioni etiche di prima importanza. Prima fra tutte, in un mondo che si spinge inesorabilmente verso il sovrappopolamento, l’accettabilità stessa della pratica, in uno scontro, forse irriducibile, tra il diritto individuale di combattere la morte con qualsiasi mezzo a disposizione e la sostenibilità sociale a un livello più ampio di tale trattamento.

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