Cara Boldrini, lei non è una donna come tutte le altre

Cara Laura Boldrini,
le scrivo in merito alla sua iniziativa su Facebook in occasione della Giornata contro la Violenza sulle Donne: ho notato con molto interesse che lei ha pubblicato – giustamente senza oscurare i nomi – una selezione dei peggiori commenti che ha ricevuto. «Secondo voi questa è libertà d’espressione?», così titolava il collage con quelle volgarità che per rispetto verso i nostri lettori non riportiamo. Ovviamente no, non è libertà d’espressione, ma collegare queste frasi aberranti alla violenza sulle donne non mi pare consono.

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Si tratta di due questioni lontane e per questo ci è difficile rapportarle. Lei, cara Boldrini, è la terza carica dello Stato, in quanto presidente della Camera, ed è per questo una personalità pubblica. La seguono 200mila utenti su Facebook e più di mezzo milione su Twitter. Ci scusi, ma ci sembra davvero improprio paragonarla alle tante – troppe – donne anonime, alle troppe comuni cittadine che subiscono violenze ogni giorno.
Quanto le hanno scritto è deprecabile e nessuno intende assolvere chi la attacca confondendo il dibattito politico, magari anche aspro e acceso, con l’insulto e il cameratismo; però ci suona male che lei abbia deciso di  pubblicare i commenti «anche a nome di quante vivono la stessa realtà ma non si sentono di renderla pubblica e la subiscono in silenzio», ci pare inadatto farlo «perché troppe donne rinunciano ai social pur di non sottostare a tanta violenza» o perché «chi si esprime in modo così squallido e sconcio deve essere noto e deve assumersene la responsabilità».
Li condanni pubblicamente, li metta alla gogna pubblicando gli screenshot con nome e cognome, ma per fermare questi soggetti c’è una sola arma: la querela. Non sappiamo se lei abbia segnalato questi soggetti alle autorità competenti, la esortiamo quindi a farlo augurandoci che lei ci abbia preceduti.
Ma la esortiamo anche a non credersi una donna come tutte le altre: lei non lo è. E questo in virtù della carica che ricopre. Le si presentano problematiche diverse rispetto alle donne, che magari hanno qualche decina di amici su Facebook oppure non sono nemmeno iscritte ai social network, che magari subiscono violenze ben più palpabili e concrete ogni giorno.
Apprezziamo poco, e i nostri lettori lo sanno, la Giornata contro la Violenza sulle Donne a causa delle ultime due parole della perifrasi; ma apprezziamo moltissimo lo sforzo che lei, cara Boldrini, sta facendo per sensibilizzare gli italiani sul tema.
Proprio per non macchiare questa sua importantissima partecipazione, la invitiamo a tenere presente di essere una «privilegiata» che deve subire le minacce e gli insulti di chi fa parte di uno schieramento politico e prende posizioni che piacciono a molti ma che urtano tanti altri.
Purtroppo il dibattito politico sui social network non è altro che la traslitterazione delle chiacchiere da bar, con protagonisti personaggi abbietti semianalfabeti che hanno per lingua madre la violenza e l’insulto. Senza Facebook probabilmente lei non avrebbe mai saputo cosa si sussurrava sul suo conto al bar Centrale di un paesino sperduto. Oggi siamo estremamente democratici, quindi le parole dell’alcolizzato hanno lo stesso peso di chi la critica nel merito e civilmente. Ne prenda atto oppure provveda a querelare questi signori.
Chiedendole scusa per il tempo che le abbiamo sottratto, la saluto. 

Tito Borsa

Giornalista professionista e fotografo. Ho pubblicato vari libri tra storia, inchiesta giornalistica e fotografia

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