Le minacce sull’Unità: «Ha vinto il “No”? Non voto più»

«Ho deciso: non voterò più. E questo è il sentimento anche dei miei familiari. Sono talmente deluso da stare male». Così scrive Enrico Capizzi sul sito dell’Unità dopo la batosta del «Sì» al referendum di domenica scorsa. «Com’era prevedibile, la vittoria del  No viene ascritta a Grillo, a Salvini, in parte a Berlusconi (che probabilmente ha impedito la frana verso il Sì di quel che resta del suo partito, pur sempre vicino al 15%). Del resto, basta fare i conti: insieme sommano circa il 60% dei votanti, esattamente la percentuale di coloro che hanno scelto il No», prosegue, forse ignaro del fatto che il Pd sia attestato circa al 30%, quindi il restante – perché Renzi aveva tutti gli altri partiti (a parte gli atomici NcD e Co.) contro – vale il 70%.
«Non voterò più alle Primarie. E non voterò neanche alle Politiche. Il Popolo italiano vuole tenersi il bicameralismo paritario? Vuole tenersi il caos dei rapporti con le Regioni? Vuole tenersi i 63 Consiglieri del CNEL? Vuole tenersi 315 Senatori con le stesse funzioni dei Deputati? Vuole tenersi i finanziamenti dei Gruppi al Senato e nei Consigli regionali? Vuole tenersi gli stipendi sproporzionati dei Consiglieri regionali? Va bene così, ma poi non voglio sentir parlar male nessuno di quelli che hanno votato No delle suddette cose». Il Capizzi è proprio democratico, ça va sans dire: il voto è valido quando gli è favorevole, quando invece viene sconfitto deve fare l’offeso e minacciare l’astensione. Ma poi a noi che ce ne frega del suo voto?
Fin qui il ragionamento pare un po’ infantile ma non errato, lo sbaglio arriva dopo: «Il Popolo italiano ritiene che debba andare a casa un Premier che sta conducendo tenaci battaglie in Europa e che ha ridato dignità al nostro Paese nei rapporti internazionali?». Ebbene: è stato il «Popolo italiano» a personalizzare il referendum e a costringere così Matteo Renzi alle dimissioni? Era forse il «Popolo italiano» a minacciare le dimissioni del premier i conferenza stampa alla fine del 2015? Ovviamente no, se non consideriamo Renzi come la personificazione e la summa del «Popolo italiano», il che – sebbene il gigantesco ego del personaggio – ci pare davvero eccessivo.
Ma il Capizzi è così: quando a vincere è il suo schieramento va tutto bene madama la marchesa, quando invece perde, eccolo minacciare di non votare più. Non importa se formulare un ragionamento siffatto significa di fatto negare l’essenza della democrazia, preferendo – almeno in apparenza – a essa un dominio della propria forza politica. Purtroppo lo sconosciuto Capizzi non è l’unico ad aver espresso posizioni come questa, quindi è bene ricordare a lorsignori a cosa si riferisce la «D» nell’acronimo Pd. 
S.P.Q.D.: Sono Partiti Quasi Democratici.

Tito Borsa

Giornalista professionista e fotografo. Ho pubblicato vari libri tra storia, inchiesta giornalistica e fotografia

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