Anna Rita Leonardi, professione divulgatrice renziana

«Blogger apprezzata» dell’Huffington Post e dell’Unità, Anna Rita Leonardi era la candidata Pd come sindaco di Platì. Trentenne rampante, come spiega sul proprio sito web «è in politica da 16 anni, esattamente dall’età di 14 anni. Ha ricoperto sempre, sin da giovanissima, ruoli dirigenziali e di responsabilità mutuandone esperienze dirette ed affinando capacità e preparazione». Oggi invece si dedica a una martellante campagna sui social network a favore di Matteo Renzi.
Aggressiva, prepotente, arriva a dire che «Marco Travaglio è per il M5S ciò che Emilio Fede era per Berlusconi» e che lei e il premier dimissionario saranno «sempre insieme», come due piccioncini qualunque.
Sull’Huffington Post ha pubblicato una lettera al Pd per spiegare che «è arrivato il momento di dirci le cose in faccia» e non «sulla pagine di qualche giornale», peccato che lo dica proprio sulle pagine di una testata. Così scriveva, due giorni dopo il referendum, definendo la campagna elettorale una «grande festa di sorrisi e democrazia» grazie all’intervento dei giovani.
Se questa è politica, basta saperlo: la signorina Leonardi, come gran parte dei suoi compagni di partito, sta rosicando per la sconfitta alle urne e ora vuole lasciare il cerino acceso nelle mani dell’opposizione. Ma l’angelica Anna Rita forse si dimentica che è stato Matteo Renzi stesso a «minacciare» le proprie dimissioni in caso di sconfitta al referendum: non ci sono precedenti né obblighi legali in tal senso, è stata una (malriuscita) scelta di marketing del premier dimissionario, nient’altro. Che poi qualcuno come Salvini abbia utilizzato le dimissioni di Renzi come cavallo di battaglia in campagna elettorale è soltanto la concretizzazione del «Chi di spada ferisce, di spada perisce». Nessuno poteva pretendere le dimissioni del premier, se non se stesso. Nessuno poteva decidere al suo posto, quindi le chiacchiere stanno a zero. A meno che la politica di Anna Rita Leonardi non sia tante chiacchiere e zero sostanza. 

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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