Non si può allattare in Comune a Bologna? Facciamo chiarezza

Risale a mercoledì 14 dicembre l’episodio che per giorni ha cavalcato l’onda mediatica, dividendo – non esattamente a metà – l’opinione pubblica: una donna è stata allontanata da una mostra perché voleva allattare il suo bambino. La protagonista della vicenda è Chiara Cretella, assegnista di ricerca all’Università di Bologna e studiosa delle politiche di genere; si trovava nella sede del Comune del capoluogo romagnolo per partecipare a un convegno dedicato, guarda caso, ai diritti delle donne. Il meeting si stava svolgendo all’interno della Cappella Farnese, quando il figlio di cinque mesi della Cretella ha fatto capire alla mamma l’imminente necessità di una «poppata». A causa della bassa temperatura della grande sala, la donna si è spostata in quella vicina, dove era in corso l’esposizione temporanea «Wolfango. Le quattro stagioni. Concerto per frutta e verdura».

Proprio a quel punto un signore, molto probabilmente il custode della mostra, si è avvicinato facendole notare il divieto di introdurre cibi e bevande. «Ho chiesto se potevo allattare, ma mi è stato risposto di no perché non si potevano introdurre cibi e bevande nella sala», ha infatti raccontato Chiara Cretella a ilFattoQuotidiano.it. La ricercatrice ha allora deciso di spostarsi in un’altra sala poco distante, all’interno della quale è stata accolta e fatta accomodare da una signora. «Anche lì c’era una mostra e anche a pagamento, ma sono stata accolta e senza pagare il biglietto».
La Cretella ha puntato il dito contro la mancanza di normative nel nostro paese in merito all’allattamento: «Non c’è una legge che garantisca la possibilità di farlo in pubblico. Chiunque, quindi, può attaccarsi a qualunque pretesto pur di impedirtelo: da atti osceni sino al divieto di introdurre alimenti».
Ad attirare l’attenzione mediatica sulla vicenda è stato, però, Massimiliano Martines, il compagno di Chiara, raccontando quanto accaduto su Facebook: il caso è stato trattato dai più importanti telegiornali e quotidiani nazionali quali Repubblica, Il Fatto Quotidiano e Il Giornale.
La versione – e le scuse – dell’amministrazione comunale bolognese non si sono fatte attendere: la mostra in questione è visitabile solo in occasioni straordinarie e, al fine di garantire la sorveglianza delle opere, il Comune si è avvalso del personale di una ditta esterna. Si ha la certezza, comunque, che ai dipendenti non sia mai stata data indicazione di non consentire l’allattamento alle visitatrici con bambini.
A differenza di quanto riportato dalla stampa, nel rapporto comunale si legge che l’operatore non avrebbe allontanato la donna a causa del divieto, ma perché non avrebbe ritenuto opportuno che la stessa si sedesse nei pressi della postazione di cassa. Senza contare che la Cretella ha comunque potuto allattare il figlio, come da lei stessa confermato, all’interno degli spazi delle Collezioni Comunali. Non pare proprio, dunque, che sia stata «cacciata» dalle sale, come si è letto in molte testate, ma è stata solamente invitata a spostarsi in un luogo forse più adatto. Per l’ennesima volta si è usato un episodio banale come pretesto per una polemica a livello nazionale, andando addirittura a toccare delle tematiche molto delicate quali mentalità arretrata e mancanza di sostegno alla maternità, forse troppo importanti per poter essere associate a una vicenda di questo calibro.

Giulia Pianelli

Laureata in Economia dei Beni Culturali all'Università Ca' Foscari di Venezia, frequento la magistrale in Marketing e Mercati Globali all'Università di Milano-Bicocca. Innamorata della cultura, nel mio piccolo cerco di diffonderla il più possibile.

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