Se un poliziotto è fascista, «c’è qualcosa che non ha funzionato»

Vi abbiamo già parlato dei due poliziotti che, apparentemente per caso, hanno ucciso il presunto responsabile della strage al mercatino natalizio di Berlino. Quello che ci mancava per comprendere appieno la notizia è il commento di Sergio Staino: il direttore dell’Unità ha scritto un editoriale a proposito dell’orientamento politico dei due. L’agente ferito avrebbe pubblicato sul web qualche battutina a favore di Hitler, mentre l’altro si sarebbe mostrato a più riprese vicino a posizioni neofasciste. Ideologie su cui « i giornali italiani hanno tenuto un silenzio discreto», secondo Staino, ma se «la mia prima reazione è stata di rallegrarmi del comune riserbo osservato (finora almeno) su questa incresciosa appendice dell’episodio di Sesto San Giovanni. Poi ci ho ripensato. Sapere le cose, rifletterci e discuterne è meglio».
Con un comune espediente retorico («Non ho alcuna voglia di eccitare o di partecipare a una guerretta civile fra italiani sul dilemma»), il direttore dell’Unità manda un messaggio a nostro parere aberrante: «Il poliziotto in prova ha saputo reagire perché è fascista o ha saputo reagire nonostante che sia fascista?».
Dall’alto della sua esperienza Staino ha poi concluso l’intervento con un consiglio paternalistico: «Mi auguro e auguro a loro che un evento inaspettato e così clamoroso gli offra, giovani come sono, l’occasione per ripensare alle cose che credono, o che credono di credere».
Ma la frase che correla la reazione degli agenti alle loro idee politiche tocca davvero le cime più alte della psicologia, della politologia, della sociologia e pure delle sciocchezze. I poliziotti di sinistra si comportano diversamente dai loro colleghi fascisti? E poi perché i due agenti dovrebbero «ripensare alle cose che credono» o che, ancora peggio, «credono di credere»?
La risposta a questo interrogativo, sempre sulle pagine web dell’Unità, ce la offre Valter Vecellio: «Ma conviene comunque chiederci perché ragazzi responsabili che indossano una divisa possono coltivare il mito di Mussolini, Hitler o Pinochet. C’è qualcosa che non ha funzionato». Sempre la stessa storia che divide idee politiche «giuste» e idee politiche «sbagliate», utilizzando come criterio l’orientamento politico di chi giudica.
Già avevamo condannato la scelta di rendere pubbliche le identità dei poliziotti, ora questo processo alle loro ideologie è qualcosa che rasenta il ridicolo. Va bene una discussione sull’opportunità o meno di pubblicare certe foto sui social da parte di individui che dipendono dallo Stato e che, indirettamente, lo rappresentano, ma parlare di «cose che credono» oppure pensare a «qualcosa che non ha funzionato» è davvero indecente, per usare un eufemismo. La prossima volta che abbiamo bisogno delle forze dell’ordine, chiamando il numero di emergenza dovremo chiedere in modo categorico «agenti di sinistra», meglio ancora se non comunisti. Non sia mai che a Staino ricordino troppo il suo passato.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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