La proposta di Grillo: che i cittadini processino la stampa

Dio solo sa quanto siamo contrari alla nascita di un’authority pubblica per giudicare e punire le notizie false sul web. Ve ne avevamo già parlato ieri. Ma l’alternativa proposta da Beppe Grillo sul suo blog ci lascia ancor più attoniti: «Tutti contro Internet. Prima Renzi, Gentiloni, Napolitano e Pitruzzella, poi il ministro della Giustizia Orlando e infine il Presidente Mattarella nel suo discorso di fine anno. Tutti puntano il dito sulle balle che girano sul web», scrive il confondatore del Movimento 5 Stelle. E prosegue: «E alle balle propinate ogni giorno da tv e giornali chi ci pensa?». La locuzione «tv e giornali» è tutto fuorché generica, perché a corredare il testo vi è un’immagine che mostra i loghi di Tg1, Tg2, Tg3, Tg4, Tg5, Studio Aperto e TgLa7, e le pagine di quotidiani nazionali e locali facilmente distinguibili.
Qual è quindi la soluzione proposta da Grillo, visto che «I giornali e i tg sono i primi fabbricatori di notizie false nel Paese con lo scopo di far mantenere il potere a chi lo detiene»? «Non un tribunale governativo, ma una giuria popolare che determini la veridicità delle notizie pubblicate dai media». A parte il fatto che Enrico Mentana, direttore del TgLa7, lo ha appena querelato, questa proposta non sta né in cielo né in terra, neanche come becera provocazione.
Far processare il «quarto potere» dal popolo significa censurare esattamente come mettere un’authority a decidere ciò che è vero e ciò che è falso sul web. Se è innegabile che su certe testate troppo spesso le notizie appaiono distorte e secondo una gerarchia diversa da quella suggerita dal buon senso, è altresì vero che il fenomeno di falsificazione della realtà è molto più presente sul web. La diretta conseguenza di queste affermazioni è che c’è una stampa non veritiera come c’è un web non veritiero, non certo che web, giornali e tg sono tutti spazzatura. «Cittadini scelti a sorte a cui vengono sottoposti gli articoli dei giornali e i servizi dei telegiornali», oltre a essere sostanzialmente impossibile da mettere in pratica, una proposta di questo tipo è anche inutile: nessuno è obbligato ad acquistare un quotidiano, come nessuno è costretto a guardare un telegiornale. È il mercato a determinare il tutto. E se una situazione (seppur non pessimistica come prospettata da Grillo) come questa esiste ancora, sono i lettori a dover essere educati a che cos’è l’informazione, la quale per definizione è indipendente. Anche dal Movimento 5 Stelle.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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