La lettera al direttore: l’«umanità» del colonialismo italiano

Caro direttore,
le scrivo a proposito del suo articolo sulle armi chimiche che gli italiani avrebbero usato nel 1935 in Etiopia. Non avevo mai letto nulla di così fazioso e antifascista: nessuno può pensare che Mussolini abbia permesso una strage delle dimensioni da lei raccontate solo per conquistare un lembo di terra. Lei ha parlato di oltre 2.100 bombe al gas, una cifra enorme del tutto inverosimile che stona con l’intelligenza che ha dimostrato in questi mesi di blog su La Voce che Stecca. Sono disposto a ricredermi se mi mostra le prove di quanto ha affermato, ma pretendo le sue scuse se invece si tratta solo – come sono certo – di elucubrazioni per infangare l’unica nazione che ha saputo conciliare umanità e colonialismo.
Cordiali saluti

Piero


Caro Piero,
la ringrazio innanzitutto di averci scritto e le consiglio di iniziare a scrivere una lettera in cui fa pubblica ammenda perché le prove di quanto ho affermato esistono e non ho nemmeno bisogno di cercarle tanto lontano, visto che stiamo parlando dell’argomento della mia tesi di laurea, che discuterò nei prossimi mesi.
Il motivo dell’accanimento del regime contro gli etiopici sta da una parte nel desiderio di vendetta dopo la sconfitta di Adua del 1896, mentre dall’altra nella rivalsa dell’«Italietta» che finalmente entrava nel novero delle potenze con i suoi possedimenti coloniali. L’obiettivo di Mussolini, spiega Angelo Del Boca, va oltre la vittoria della guerra e raggiungere lo sterminio degli avversari: «Per questo si accaniva contro le popolazioni inermi consentendo che venissero ipritate e con esse il bestiame, i raccolti, i fiumi e i laghi. Per questo ordinava di non rispettare i contrassegni della Croce rossa, permettendo che venissero distrutte 17 installazioni mediche» e «per questo consentiva che si lanciassero contro l’Etiopia cristiano-copta i libici musulmani nella divisione Libia» (Italiani, brava gente?, Neri Pozza).
Se lei pensa sia tutto un complotto, allora sono dei falsi anche i telegrammi da e per Mussolini che si trovano negli archivi. «Autorizzato impiego gas come ultima ratio per sopraffare resistenza nemico» (27/10/1935, da Mussolini per Graziani), «Sta bene impiego gas» (16/12/1935, da Mussolini per Graziani), «Autorizzo V.E. all’impiego anche su vasta scala di qualunque gas et dei lanciafiamme» (28/12/1935, da Mussolini per Badoglio). E questi sono solo degli esempi.
Se lei pensa sia tutto un complotto, allora si basa su dei falsi la risposta del ministro della Difesa, generale Domenico Corcione, all’interrogazione parlamentare a proposito dell’uso dei gas in Etiopia. Dai documenti consultati, spiega il ministro, risulta che «nella guerra italo-etiopica furono impiegati bombe d’aereo e proiettili d’artiglieria caricati a iprite ed arsine e che l’impiego di tali gas era noto al Maresciallo Badoglio, che firmò di proprio pugno alcune relazioni e comunicazioni in merito».
Se lei pensa sia tutto un complotto, è liberissimo di farlo, ma non venga a dare lezioni di storiografia o di patriottismo a me. La Storia si fa con i documenti e con le fonti, non con le ideologie o le testardaggini; non possiamo ignorare i documenti quando ci dicono qualcosa che non ci piace.
Cordiali saluti

Tito Borsa

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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