Elena Donazzan, una vita di proposte assurde

«Assessore all’Istruzione, alla Formazione, al Lavoro e alle Pari Opportunità della Regione del Veneto», così si presenta sulla sua pagina Facebook Elena Donazzan. Chi ha la memoria buona se la ricorda, all’indomani della strage alla redazione di Charlie Hebdo, che con una circolare esprimeva il suo desiderio che le famiglie degli studenti musulmani condannassero apertamente l’attentato. Nella circolare, inviata a tutti i dirigenti scolastici della regione, la Donazzan sottolineava l’esistenza di una «cultura che predica l’odio verso la nostra cultura» e prosegue «Se [gli studenti musulmani ndr] hanno deciso di venire in Europa, in Italia, in Veneto, devono sapere che sono accolti in una civiltà con principi e valori». Era la stessa Donazzan che voleva regalare copie della Bibbia a tutti gli studenti del Veneto, che pontificava in consiglio regionale su come Biagi e D’Antona fossero stati uccisi «dall’antifascismo». Era la stessa Elena Donazzan che auspicava che l’ora di religione tornasse obbligatoria, che aveva mandato – simbolicamente – al rogo una serie di libri a suo parere non adatti alle scuole.
Due anni dopo torniamo a parlare di lei citando il suo commento a un fantomatico «spettacolo gender» andato in scena a Bologna, di cui dà notizia Il resto del Carlino. «Una vera e propria indecenza: il pervertimento dei fanciulli, l’attacco all’innocenza, il plagio degli indifesi», questo l’omerico incipit, quasi quasi pare vedere il pelide Achille pronto a combattere contro il gender. L’assessore di Forza Italia però non si ferma qui: «Un modo viscido e subdolo per far entrare nelle scuole l’ideologia gender attraverso le attività extracurriculari e destabilizzare così bambini e ragazzi. Progresso? Questa è soltanto pura decadenza». Ancora la battaglia contro la teoria del gender? Ebbene sì.
Antigender, antislamica, cattolicissima e nemica dell’antifascismo, è difficile trovare qualche nesso fra le idee di Elena Donazzan e il liberalismo che dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) caratterizzare Forza Italia. Ma forse l’origine di questo è da ricercarsi nella culla politica dell’assessore all’Istruzione veneto, ossia Alleanza Nazionale.
Se non vi bastasse tutto questo, è imperdibile il commento della Donazzan alla (vergognosa) vicenda che ha come protagonista un artificiere della polizia: all’agente è stata amputata una mano dopo una grave ferita mentre tentava di disinnescare un ordigno davanti a una libreria vicina a Casapound a Firenze. È un fatto che «lascia molta amarezza in bocca, perché riguarda lo Stato che volta le spalle a un suo servitore». E fin qui non ci sarebbe molto da discutere, il problema è che la Donazzan non sa riconoscere il momento giusto per fermarsi. «Incredibile. Buttiamo via milioni di euro per accogliere indiscriminatamente clandestini da ogni parte del mondo e non abbiamo una legge che preveda una polizza assicurativa per i nostri artificieri che lavorano per salvare la vita degli italiani dagli atti dei vili criminali». Ecco, il collegamento fra l’attentato sventato a Firenze e l’immigrazione è presente solo nella testa della Donazzan, che invece non cita i 18 milioni di euro all’anno spesi dall’Assemblea Regionale Siciliana per pagare i vitalizi agli ex deputati e le pensioni di reversibilità di onorevoli scomparsi. Ma questo sarebbe solo un esempio di come lo Stato spenda troppo spesso in modo scriteriato i soldi di cui dispone. Ma ovviamente l’elettorato della Donazzan non ha nulla contro i politici siciliani, quindi va bene anche il paragone con i soldi spesi per l’immigrazione. È assurdo, ma porta voti.

 

Tito Borsa

Giornalista praticante. Autore di Un silenzio italiano (Cleup, 2017), studio alla Scuola di Giornalismo della Luiss a Roma. Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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