Fra Farage e centristi: il caos europeo a 5 Stelle

L’8 e 9 gennaio scorsi il blog di Beppe Grillo ha sottoposto ai suoi iscritti una votazione, in cui si chiedeva se rimanere nell’eurogruppo parlamentare Efdd (Europa della libertà e della democrazia diretta), passare ad Alde (Alleanza dei liberali e democratici d’Europa), o confluire nei non iscritti. Con il 78,5% dei voti, vince l’opzione Alde, che però il 10 gennaio rifiuta l’offerta del Movimento 5 Stelle con 23 deputati contrari. Della serie: «Come se avessi accettato».
Il presidente Guy Verhofstadt infatti ha affermato che «restano differenze fondamentali sui principali temi europei». E in effetti non ha tutti i torti. L’Alde nasce nel 2004 da un’unione di partiti di ispirazione centrista, liberale e democristiana. Decisamente europeista, intende favorire la governance europea, è favorevole al Ttip (Transatlantic Trade and Investment Partnership), definito la Nato economica, e al mercato unico. Tra i partiti che ne hanno fatto parte ci sono anche alcuni italiani, come il Partito Democratico, L’Italia dei Valori e il Partito Radicale. L’Alde (gruppo) comprende due partiti: l’Alde (partito) e il Partito Democratico Europeo. Entrambi hanno tra i loro deputati esponenti di partiti liberali, riformatori, popolari, tutti di tradizione di centro e centro-destra. Con 68 seggi su 751 è il quarto partito al Parlamento Europeo.
Il gruppo parlamentare di cui il Movimento 5 Stelle fa parte (almeno per ora) è invece l’Efdd, che conta 42 seggi al Parlamento Europeo. Di questi, 20 sono del Partito per l’Indipendenza del Regno Unito (Ukip) di Nigel Farage (che è anche presidente del gruppo), 15 del Movimento, gli altri sono divisi tra vari partiti. Tra questi ci sono per esempio i Democratici Svedesi, partito di estrema destra, o il tedesco Alternativa per la Germania, il partito lituano Ordine e Giustizia, ispirato al conservatorismo nazionale, oppure infine il polacco Korwin, orientato al liberalismo di destra. Di certo, tutti fortemente scettici nei confronti dell’Europa, al contrario di Alde.
Se la scelta del gruppo europeo a cui appartenere può dare indicazioni sulla natura di un partito (o movimento), allora il Movimento 5 Stelle, che pure continua a rifiutare qualsiasi collocazione politica, appartiene alla destra. La scelta di Alde era obiettivamente più sensata: negli ultimi tempi in molti hanno abbandonato Efdd (Lega Nord di Matteo Salvini in primis), e certo il pasticciaccio di Farage dopo la Brexit non ha aiutato a rivalutare la sua figura. Che fosse una scelta opportunistica o meno, quella di Grillo era una prima spinta verso l’Europa. Emerge però un problema, che rimane costante: l’identità politica del Movimento 5 Stelle non è chiara. Certo, sul blog di Beppe Grillo è esposto il programma, ma ciò che fa la differenza tra i diversi orientamenti è anche quali strumenti si usano per attuarlo. Da una parte infatti Grillo il 30 gennaio 2016 definiva il Ttip una «dittatura economica made in Usa», dall’altra parlando dell’elezione di Donald Trump (apprezzato da tutti gli esponenti di estrema destra) afferma che «ci sono delle similitudini fra questa storia americana e il Movimento».
Le coordinate politiche non sono più quelle di 70 anni fa. Democrazia però è anche consapevolezza, ed essere disorientati di certo non aiuta.

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