Lorenzo Gasperini, quando la Lega diventa ultracattolica

«Io rimango favorevole alla pena di morte per chi scandalizza i bambini e prova a violentarne lo spirito: “gli venga appesa una macina al collo e sia gettato nelle profondità del mare”, come insegna il Signore. Fedeli a mare, subito». Di chi sono queste parole? Del signor Lorenzo Gasperini, una laurea in Filosofia al Sacro Cuore di Milano e oggi consigliere comunale della Lega a Cecina (Livorno).
Un misto letale del salvinismo e dell’adinolfismo risiede nella mente del Gasperini, che domani modererà un «incontro cruciale col dott. Renzo Puccetti e l’avv. Simone Pillon sulla colonizzazione ideologica omosessualista e genderista». Termini vuoti, senza senso, che però esaltano e fanno sentire in un certo modo utili alla società, i salvatori della patria in questa deriva culturale e ideologica.
Gasperini cita Truman Capote (di cui ignora probabilmente i gusti sessuali) ma anche Dostoevskij, fa sue le parole di C. S. Lewis (autore de Le cronache di Narnia) e di Shakespeare; si muove con naturalezza dalla laicità di questi soggetti alla cristianità di Agostino d’Ippona e don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione. Definisce «strega» il ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli e su Maria Elena Boschi (a proposito delle unioni civili) afferma che «finalmente ciucciare piselli guadagnandone un riconoscimento istituzionale non sarà più un privilegio di Ministri e Sottosegretari».
Orientamento religioso? «Chiesa cattolica», ça va sans dire: «Eretico per chiunque dai cattobuonisti parrocchiardi ai neoilluministi, ovvero cattolico tradizionale, immoralista e incazzato. Incoerente e peccatore professionista». Orientamento politico? «Destra divina talassocratica». Per fortuna, forse prevedendo una perplessità popolare davanti a questi termini, Gasperini ci spiega cosa intende: «Contro la dittatura del relativismo. Indipendentista e noto alle cronache come reazionario. Patrizio Andreoli, redattore di Aurora e membro della segreteria regionale del Pci mi ha invece definito “neo-avanguardista”. Non so, mettetevi d’accordo; io nel frattempo leggo Dante, Baudelaire, De Maistre e Miglio». Dante e Baudelaire simboli della destra divina talassocratica? La perplessità aumenta.
Gli auguri di Gasperini per il 2017: un anno «con meno zingari tra le palle. E meno buonisti a insegnarci che non si dice “zingari”, che non si dice “palle”». La filosofia dovrebbe aprire la mente e rendere lo studente culturalmente indipendente, così almeno è parso a chi scrive dopo 3 anni di università nel medesimo corso di laurea del Gasperini.
Il nostro cita De André, ovviamente l’Ave Maria de «La buona novella», e definisce così il «radical chic»: «colui che odia l’ordine delle cose anteponendogli un ego che in realtà non ha. Per questo è la quintessenza del vuoto e si distingue dal dandy il cui sofferto nichilismo è pratico ma non teoretico. Bisogna pur averlo, un io, per poterlo impugnare. Paragonate Nietzsche, Wilde, Baudelaire a una capra senza vello come Eugenio Scalfari, o Saviano». Parole, sempre parole, sempre più difficili e sempre più vuote.
Definisce carta igienica le 95 tesi di Martin Lutero, mentre quest’ultimo è «sterco della modernità». Gasperini ha sbagliato epoca, probabilmente, ma se la contemporaneità potrebbe non essere il luogo adatto per lui, non riusciamo a comprendere dove potrebbe sentirsi a proprio agio: persino nel medioevo, comunemente e semplicisticamente definito l’epoca buia della religione più cieca, i pensatori e i filosofi si facevano più domande di lui e avevano la mente più aperta della sua.
Per citare Longanesi: un Gasperini è un Gasperini, due Gasperini sono due Gasperini, diecimila Gasperini sono una forza storica.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

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