«La sfida laica», ridiamo dignità al pensiero medievale!

La sfida laica
R. Imbach, C. König-Pralong
Carocci editore – 2016 – 23 euro

La filosofia medievale, soprattutto a livello scolastico, è sempre confinata ai margini perché ritenuta – a torto – una sorta di apologia ed esaltazione del cristianesimo. Una visione così semplicistica non rende giustizia alla discussione sulla religione che il pensiero medievale è riuscito a partorire, un confronto tutt’altro che banale e scontato per cercare di dare un fondamento filosofico ai dogmi e alle questioni teologiche presentate dall’alto. Ruedi Imbach e Catherine König-Pralong, rispettivamente ex docente e docente di filosofia medievale all’Università di Friburgo, con questo volume cercano di offrire una prospettiva diversa sull’argomento, «per una nuova storia della filosofia medievale», per citare il sottotitolo del saggio. Centrale diventa il rapporto fra laicità e filosofia durante l’Età di Mezzo: quale istruzione i chierici hanno trasmesso ai laici? In che modo questi ultimi si sono appropriati della filosofia? Quali sono le politiche e la produzione culturali dei chierici destinati ai laici? Una lettura tutt’altro che semplice ma estremamente interessante che, partendo da un’indagine di carattere storico, giunge a definire la filosofia come disciplina specifica che varia contenuti, fini e forme a seconda degli autori, dei destinatari e dei lettori reali. La filosofia medievale diventa quindi una categoria a sé, come le sue sorelle antica, moderna e contemporanea, non una semplice ancella della propaganda e della discussione religiose; figlia di un confronto vero su tematiche anche religiose. I due storici della filosofia mettono al centro la questione del rapporto fra chierici e laici, fra sfera religiosa e sfera laica. Il risultato è un saggio utile per ridare dignità a un periodo ingiustamente tenuto troppo spesso in secondo piano, a un pensiero che mette la fede davanti al tribunale della ragione – per usare un’immagine molto suggestiva firmata Kant, il quale però l’ha usata in occasioni diverse – e quindi confrontarsi con se stessi e con gli altri usando la religione come punto di partenza. Il medioevo, spiegano gli autori, «è la sedimentazione di secoli di interessi e aspettative, di conflitti culturali e rivalità intellettuali, di progetti identitari spesso costruiti per differenza e opposizione con altri progetti e dunque ottenuti attraverso distorsioni e deformazioni, attraverso il rincorrersi ideologico di epoche considerate di tenebre o di luce, a seconda dei punti di osservazione». Si tratta, bisogna sempre ricordarlo, di un millennio di Storia che non può essere uniformato semplicisticamente sotto l’etichetta di «religione» o di «buio», soprattutto perché l’accostamento fra medioevo e assenza di luce nasce nel Rinascimento per tracciare una linea di demarcazione fra le due epoche.

Tito Borsa

Giornalista praticante. Mi occupo principalmente di inchiesta giudiziaria. Autore di "L'Affaire Somalia. Romanzo di una strage" (2020) e di "Un silenzio italiano" (Cleup, 2017). Ho fondato La Voce che Stecca e l'ho diretta fino al 30 settembre 2017.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Shares